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17 Gennaio 2026 - 21:30
L’Italia custodisce un patrimonio paleontologico straordinario e, grazie a un’iniziativa innovativa della Società Paleontologica Italiana (SPI) e del suo gruppo di soci giovani “Palaeontologist in Progress” (PaiP), è possibile scoprirlo in modo semplice e interattivo. Si chiama Fossili Regionali ed è un progetto che punta a valorizzare e divulgare la ricchezza fossile di ogni regione italiana, scegliendo un fossile simbolo per ciascuna di esse.
L’idea nasce dalla collaborazione tra esperti paleontologi e giovani appassionati, con il contributo di numerosi specialisti italiani. Per ogni regione sono stati selezionati fino a cinque reperti rappresentativi, accompagnati da schede informative dettagliate. Tra mammut, impronte di dinosauro, piante e invertebrati fossili, ogni reperto racconta una parte della storia naturale del territorio, permettendo a cittadini e turisti di conoscere meglio le radici geologiche della propria regione.
Per il Piemonte, il fossile simbolo rappresentativo è Carya nux-taurinensis, un frutto fossile simile alle attuali noci pecan, rinvenuto principalmente a La Morra, nel Cuneese. Questi fossili hanno un valore storico e scientifico straordinario: sono tra i primi reperti paleobotanici documentati in Piemonte. Già nel 1757, il botanico Carlo Allioni li descrisse come “Fructum nucis juglandis”, e nel 1828 il geologo francese Alexandre Brongniart ne definì una nuova specie, la Juglans nux-taurinensis, basandosi su due esemplari tuttora conservati al Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi.
Nel 2025, dopo una revisione accurata del materiale fossile, la specie è stata riclassificata nel genere Carya, aggiornando così la nomenclatura scientifica e definendo un nuovo lectotipo. Altri esemplari si trovano nel Museo Craveri di Bra e provengono da località storiche come Bric del Dente, citate dai naturalisti del XIX secolo. Studi recenti indicano che i depositi da cui provengono risalgono al Messiniano, circa 7,2-5,3 milioni di anni fa, anche se il sito preciso non è ancora stato identificato.
Oltre al loro interesse storico, i fossili di Carya nux-taurinensis sono fondamentali per comprendere il clima e gli ecosistemi continentali del Piemonte nel passato, permettendo di ricostruire la flora terrestre del Neogene e di osservare le prime ricerche paleobotaniche condotte da studiosi illustri. I reperti conservati in vari musei piemontesi includono calchi di frutti e impronte dettagliate, offrendo un quadro completo della biodiversità vegetale dell’epoca.
Sul sito ufficiale della SPI e del PaiP è possibile esplorare la mappa interattiva dei vincitori e conoscere nel dettaglio tutti i fossili simbolo.
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