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Il bonus
23 Gennaio 2026 - 07:51
Il panorama degli incentivi edilizi sta subendo profonde trasformazioni, ma il Bonus Mobili viene confermato. La novità di maggior rilievo contenuta nella guida 2026 dell'Agenzia delle Entrate riguarda la stabilità dell'aliquota: a differenza di altri contributi (come le ristrutturazioni o l'Ecobonus) che subiscono tagli progressivi, il Bonus Mobili mantiene uno sconto del 50%, applicabile indipendentemente dal fatto che l'immobile sia una prima o una seconda casa.
Introdotto originariamente nel 2013, il bonus consiste in una detrazione Irpef destinata a chi arreda un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una semplificazione fondamentale: cade l'obbligo di dimostrare la residenza o la proprietà esclusiva. Lo sconto viene riconosciuto a tutti i contribuenti che sostengono la spesa, senza le distinzioni tra abitazione principale e altre unità che invece penalizzano oggi altri tipi di bonus (spesso ridotti al 36%).
L'incentivo copre un ventaglio molto ampio di beni, a patto che siano nuovi, come: letti, armadi, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, divani, materassi e apparecchi di illuminazione.
È però obbligatorio rispettare rigidi requisiti di efficienza energetica, certificati dall'etichetta europea: per quanto riguarda i forni si richiede una classe A o superiore. Per le lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie classe E o superiore e per frigoriferi e congelatori classe F o superiore.
Una novità cruciale del 2026 è l'incompatibilità con il contributo gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Mentre il Bonus Mobili è legato a una ristrutturazione, il Bonus Elettrodomestici del Mimit riguarda la semplice sostituzione di vecchi apparecchi con modelli ad alta efficienza. Le FAQ ministeriali chiariscono che il contributo Mimit è attivabile una sola volta per nucleo familiare e che non è possibile sommare le due agevolazioni per lo stesso acquisto. Il contribuente dovrà quindi scegliere quale dei due incentivi risulti più vantaggioso per le proprie esigenze.
Il bonus deve essere legato a un intervento di recupero edilizio come manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia su singole unità residenziali o su parti comuni di condomini. L'inizio dei lavori deve essere antecedente all'acquisto dei mobili. Per le spese sostenute nel 2026, l'intervento edilizio deve essere stato avviato a partire dal 1° gennaio 2025.
Non è necessario aver già pagato i lavori edilizi per richiedere il bonus mobili, ma è fondamentale dimostrare la data di inizio attraverso abilitazioni amministrative, comunicazioni preventive all'Asl o in alternativa una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Il bonus è esteso anche alle parti comuni condominiali. Se il condominio effettua lavori di ristrutturazione (ad esempio sulla facciata o sul tetto), è possibile detrarre l'acquisto di mobili destinati a locali comuni, come la guardiola del portiere o sale condominiali.
Il tetto massimo su cui calcolare il 50% è fissato a 5.000 euro per singola unità immobiliare.
Lo sconto non è immediato, ma viene suddiviso in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi. Il limite di 5.000 euro tiene conto di quanto già speso in precedenza sulla stessa casa se i lavori sono una prosecuzione di interventi passati. Se nel 2025 sono già stati detratti 2.000 euro, per il 2026 resterà un margine di 3.000 euro.
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