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11 Marzo 2026 - 16:00
Mario Tobino è scomparso l’11 dicembre 1991 ad Agrigento, il giorno dopo aver ritirato il Premio Pirandello. È sepolto nel Cimitero della Misericordia di Viareggio. La sua carriera letteraria ha ricevuto i principali premi italiani: Premio Strega, Premio Campiello, Premio Viareggio e Premio Elba.
Tobino ha unito la professione di psichiatra con la passione per la letteratura. La sua esperienza nei manicomi ha ispirato opere come:
“Le libere donne di Magliano”, dalla quale la Rai ha tratto la serie con Lino Guanciale.
“Per le antiche scale” (Premio Campiello, 1972), ambientato in un manicomio toscano.
“Gli ultimi giorni di Magliano” (1982), “La ladra” (1984), “Tre amici” (1988), “Il manicomio di Pechino” (1990).
Esperienze di guerra raccontate in “Il deserto della Libia” (1952), fonte per i film “Scemo di guerra” e “Le rose del deserto”.
Tobino ha sempre mostrato una sensibilità particolare verso i pazienti psichiatrici, definendoli “creature” con cui instaurava un rapporto di amicizia e comprensione.
La vita professionale di Tobino è stata profondamente segnata dall’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Lucca, a Maggiano, dove ha lavorato per oltre 40 anni. Qui ha potuto coniugare la passione letteraria con la pratica medica, affermando:
“Avevo una passione letteraria e il manicomio di Maggiano mi ha permesso di essere libero, la mia penna è sempre stata pura.”
L’ospedale, fondato nel Settecento, è stato il più antico manicomio italiano fino alla Legge 180 del 1978, detta Legge Basaglia, che segnò la fine dei manicomi. Tobino contestò la legge, ritenendo che i malati di mente fossero lasciati soli. Nonostante la chiusura del manicomio nel 1999, gli fu consentito di continuare a usare le sue stanze personali fino al 1980.
Nato a Viareggio il 16 gennaio 1910, Tobino trascorse l’adolescenza nella farmacia del padre, luogo che definì come la sua prima scuola di servizio e esperienza.
Nel 1931 si iscrisse alla Facoltà di Medicina di Pisa, alternando studi e scrittura di racconti e poesie.
Proseguì gli studi a Bologna e nel 1939 iniziò il servizio presso l’Ospedale Psichiatrico di Ancona.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1940 e il 1941, seguì le truppe in Africa, esperienza poi narrata nel libro “Il deserto della Libia”.
Nel 1942 incontrò Paola Olivetti, che sarà la compagna di tutta la vita.
Tobino si distingueva per una naturale empatia verso i pazienti:
“Ho sempre avuto una predisposizione ai moti degli altri, al moto dei pensieri, a partecipare e immedesimarmi.”
La sua lunga permanenza nei manicomi gli ha permesso di osservare e raccontare le vite dei malati mentali con profondità e autenticità.
La vita di Tobino è stata celebrata nella serie “Le libere donne”, prodotta dalla Rai, diretta da Michele Soavi, con tre puntate interpretate da:
Lino Guanciale
Grace Kicaj
Gaia Messerklinger
Fabrizio Biggio
Mario Tobino resta una figura centrale nella psichiatria italiana e nella letteratura del Novecento, unendo cura e scrittura con profonda umanità. La sua eredità si riflette nei libri, nella memoria dei pazienti e nell’adattamento televisivo che continua a far conoscere la sua storia a nuove generazioni.
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