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Oggi non è solo una data ma il titolo del celebre brano di Achille Lauro: "16 Marzo", ma perché si chiama così?

Quella lettera a Roma e la voglia di restare nudi davanti alla musica: dietro il titolo del brano si nasconde il momento esatto in cui la fragilità è diventata forza

Oggi non è solo una data ma il titolo del celebre brano di Achille Lauro "16 Marzo", ma perché si chiama così?

Oggi 16 marzo non è solo una data ma il titolo di una delle canzoni più celebri di Achille Lauro, ma perché ha proprio questo titolo? Se lo si chiede ad Achille Lauro, la risposta non ha nulla a che vedere con il marketing. È una scelta viscerale, quasi un bisogno di sincerità.

Il motivo è molto semplice: è la data in cui ha scritto la canzone.

Tutto è successo nel 2020, proprio nei primi giorni di quel lockdown che ha scombussolato le vite di tutti. Chiuso in casa, con il mondo fuori che sembrava sospeso, l'artista si è messo a scrivere. Quel brano è nato tutto d'un fiato, come uno sfogo necessario. Invece di cercare un titolo accattivante o una parola chiave che funzionasse in radio, ha deciso di lasciargli la sua data di nascita. È un modo per dire: "Questo è quello che ero e quello che sentivo quel giorno preciso".

Ma c'è anche un risvolto più sentimentale. Il testo parla di un amore finito, di quei legami che ti porti dietro anche quando sai che sono diventati tossici. Il 16 marzo rappresenta il punto di rottura, il momento esatto in cui si prende coscienza che bisogna dirsi addio per non farsi più male. Lauro quel giorno scrisse anche una lettera molto intensa alla sua città, Roma, e ai suoi amori passati, quasi a voler chiudere un capitolo della sua vita per aprirne uno nuovo.

Quel titolo è un promemoria: ci ricorda che la malinconia non è per forza qualcosa di negativo ma può essere il punto di partenza per cambiare pelle, per rinnovarsi. Con "16 marzo", Lauro ha smesso i panni della rockstar provocatoria per mostrare il suo lato più umano e fragile, quello che scrive canzoni malinconiche in una stanza silenziosa.

In fondo, ha scelto una data perché i momenti che ci cambiano la vita non hanno bisogno di nomi complicati: basta ricordarsi quando sono successi.

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