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24 Marzo 2026 - 09:11
Il 24 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Tubercolosi, ricorrenza istituita per ricordare il giorno del 1882 in cui il medico tedesco Robert Koch annunciò la scoperta del Mycobacterium tuberculosis, il batterio responsabile della malattia. Una data che, a distanza di oltre 140 anni, non ha ancora perso la sua urgenza.
La tubercolosi rimane oggi una delle malattie infettive più letali al mondo: ogni anno oltre 10 milioni di persone si ammalano e più di un milione perde la vita. Eppure si tratta di una malattia prevenibile e curabile. Il problema non è scientifico: è di accesso, di finanziamenti e di diagnosi.
In Europa la situazione mostra segnali contraddittori: nel 2024 nella Regione europea dell'OMS sono stati segnalati 161.569 nuovi casi, pari a 17,2 ogni 100.000 abitanti, mentre nell'area UE i casi notificati sono stati 38.249. Ma un caso su cinque sfugge ancora alla diagnosi, e la resistenza ai farmaci è in crescita, mettendo a rischio gli obiettivi di eliminazione della malattia.
«Abbiamo fatto progressi, con una riduzione del 39% dell'incidenza e del 49% dei decessi dal 2015 — ha dichiarato il direttore dell'OMS Europa — ma non stiamo procedendo abbastanza velocemente. La tubercolosi farmaco-resistente rimane una delle minacce più gravi».
A complicare il quadro globale, i drastici tagli ai finanziamenti sanitari internazionali in atto rischiano di invertire i progressi degli ultimi vent'anni, interrompendo l'accesso ai servizi di prevenzione, screening e trattamento. Nel 2023 era disponibile solo il 26% dei 22 miliardi di dollari annualmente necessari per combattere la malattia.
La Giornata Mondiale della Tubercolosi è l'occasione per ricordare che sconfiggere questa malattia entro il 2030 — obiettivo dichiarato dall'OMS — è ancora possibile, ma richiede investimenti concreti, diagnosi precoce e accesso universale alle cure.
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