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Il caso

Il giorno in cui Gino Paoli sfiorò la morte: il suicidio, la pallottola e il buio dietro il successo

Un gesto estremo nel 1963, il vuoto interiore nonostante fama e amore, e la confessione di una vita segnata da un proiettile rimasto nel cuore

Il giorno in cui Gino Paoli sfiorò la morte: il suicidio, la pallottola e il buio dietro il successo

La vicenda umana e artistica di Gino Paoli rappresenta uno dei racconti più complessi della musica italiana: una carriera segnata da grandi successi, ma anche da momenti di profonda crisi personale che hanno lasciato un segno indelebile nella sua vita.

Negli anni del boom musicale, Paoli era già un protagonista affermato: fama, riconoscimento pubblico e una vita sentimentale intensa. In quel periodo erano centrali le sue relazioni con Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, elementi che contribuirono a costruire un’immagine di artista immerso in una realtà brillante ma anche molto complessa.

Nonostante l’apparente pienezza, lo stesso Paoli ha raccontato di aver vissuto una condizione interiore opposta. In un suo ricordo ha spiegato:
“Avevo tutto. Successo. Soldi. Le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me… Ma non sentivo più niente.”

Parole che evidenziano come, dietro l’immagine pubblica, si nascondesse un forte senso di vuoto esistenziale.

Il momento più drammatico della sua vita arrivò l’11 luglio 1963, quando tentò il suicidio sparandosi al cuore. In un lungo racconto autobiografico ha descritto con precisione quei momenti, spiegando di aver provato diverse alternative prima di arrivare al gesto estremo:
“Provo con i barbiturici… ma non mi fanno niente… penso di gettarmi di sotto, ma non voglio dare a mia madre quel dolore.”

La scelta finale fu dettata, secondo le sue parole, da una riflessione estrema e personale:
“Allora mi dico: ho due pistole. Adesso mi sparo.”

Il proiettile si fermò in una zona delicata del corpo e non venne rimosso per motivi medici. Da quel momento, Paoli ha convissuto con quella presenza, raccontando con un misto di ironia e consapevolezza:
“Il proiettile si fermò nel pericardio… è ancora lì, e mi tiene compagnia.”

Nel tempo, l’artista ha anche riflettuto sulle conseguenze del suo stile di vita successivo, ammettendo senza retorica:
“Ho imparato così bene la lezione che negli anni a venire non mi sono certo tirato indietro tra donne, whisky, sigarette.”

Tra le persone vicine alla sua vita e alla sua esperienza artistica di quegli anni figura anche Luigi Tenco, parte di un ambiente creativo intenso, segnato da amicizie profonde ma anche da fragilità condivise.

La storia della pallottola è rimasta nel tempo non solo come fatto biografico, ma come simbolo di una vita vissuta tra eccessi, riflessione interiore e una continua ricerca di equilibrio. Paoli stesso ha sempre raccontato quell’episodio non come un semplice incidente del passato, ma come una parte integrante della sua identità.

Nel complesso, la sua vicenda restituisce l’immagine di un artista che ha attraversato il successo senza esserne completamente protetto, dimostrando come anche dietro la fama possano celarsi interrogativi profondi e momenti di grande vulnerabilità.

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