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Il caso

Paolo Zampolli querela Fedez: accostato a Epstein, battaglia legale da 5 milioni

L’imprenditore italo-americano vicino a Trump contesta il podcast “Pulp” e smentisce ogni legame con lo scandalo, denunciando diffamazione aggravata

Paolo Zampolli querela Fedez: accostato a Epstein, battaglia legale da 5 milioni

Paolo Zampolli, noto imprenditore italo-americano e stretto collaboratore di Donald Trump, ha avviato una querela per diffamazione aggravata contro il rapper Fedez e Mr. Marra. Al centro della controversia c’è una puntata del “Pulp Podcast” dedicata agli Epstein files, in cui il suo nome sarebbe stato ingiustamente accostato allo scandalo.

Secondo Zampolli, alcune affermazioni e insinuazioni presenti nel podcast lo collegano in maniera scorretta a vicende legate a Jeffrey Epstein, causando un grave danno alla sua reputazione.

Le accuse e le smentite

La querela, depositata alla Procura di Milano, sottolinea il ruolo di Zampolli come imprenditore attivo nei settori della moda e del real estate, nonché la sua esperienza in contesti diplomatici internazionali di rilievo.

L’imprenditore respinge ogni accusa di coinvolgimento in affari illeciti legati a Epstein e rigetta qualsiasi legame con presunte attività controverse del passato di Trump. In particolare, smentisce le notizie secondo cui avrebbe contattato l’ICE per far deportare la sua ex compagna brasiliana, sostenendo di aver semplicemente chiesto informazioni per proteggere il figlio.

Tra i passaggi contestati del podcast ci sono anche riferimenti a presunti racconti attribuiti a Fabrizio Corona, ritenuti non attendibili e diffamatori, e insinuazioni su possibili legami tra il suo percorso professionale e Trump.

La battaglia legale

L’avvocato di Zampolli, Maurizio Miculan, ha definito le dichiarazioni come false e gravemente diffamatorie, annunciando una richiesta di risarcimento pari a 5 milioni di euro, vista la notorietà internazionale del suo assistito.

Dall’altra parte, i legali di Fedez difendono la condotta del rapper come diritto di cronaca, sottolineando che le informazioni riportate erano già pubbliche e basate su dichiarazioni di terzi, senza giudizi personali. Pertanto, secondo la difesa, non sussisterebbe alcuna diffamazione.

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