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Economia & Finanza
31 Marzo 2026 - 14:20
Se il salvadanaio del Paese avesse un’etichetta, sul Piemonte peserebbe 6,6 su 100. È la misura, semplice e potente, di una cultura finanziaria che resta colonna portante dell’economia familiare italiana. A Torino, una giornata di confronto promossa da Cassa Depositi e Prestiti insieme alla Fondazione Collegio Carlo Alberto ha fotografato il presente del risparmio e le sue prospettive in un tempo di trasformazioni economiche e sociali. Domanda chiave: come trasformare una virtù paziente in motore di crescita?
IL PERCORSO DEL DIBATTITO: DA BOLOGNA A TORINO, DOVE È NATA CDP
L’appuntamento torinese arriva dopo una prima tappa a Bologna, riportando il confronto nel capoluogo piemontese dove Cassa Depositi e Prestiti è nata. Cuore dell’evento, la presentazione del volume “Famiglie e risparmio – Come cambiano le scelte finanziarie degli italiani”, curato da Luigi Guiso e pubblicato in occasione dei 175 anni dalla fondazione di CDP. Un anniversario che suona come invito a rileggere i fondamentali: che cosa chiedono oggi le famiglie ai propri risparmi? E come può il sistema convogliare queste risorse verso sviluppo e innovazione?
“INVESTITORE PAZIENTE”: LA ROTTA INDICATA DA GIOVANNI GORNO TEMPINI
Per Giovanni Gorno Tempini, presidente di CDP, il legame con il risparmio postale “risale alle origini della Cassa, proprio a Torino” ed è uno snodo decisivo per consentire a CDP di agire come “investitore paziente di lungo periodo” al servizio della crescita del Paese. La missione, nelle sue parole, è chiara: convertire il patrimonio raccolto in “risorse attive e iniziative concrete” capaci di finanziare sviluppo e innovazione. Un passaggio non scontato, perché in Italia esiste ancora una leva sottoutilizzata: quel risparmio non produttivo che resta ai margini del circuito economico.
DAL RISPARMIO ALL’INVESTIMENTO: LA LEVA DA AZIONARE
Il quadro emerso dal volume curato da Luigi Guiso suggerisce che il risparmio delle famiglie italiane si è evoluto ma rimane, per dimensione e resilienza, una grande risorsa del Paese. La sfida è spostare l’ago della bilancia: dalla mera accumulazione alla sua mobilitazione in progetti che generino ritorni sociali ed economici. In quest’ottica, il Piemonte — con il suo 6,6% dei depositi nazionali e una vasta platea di sottoscrittori di buoni e libretti — somiglia a una diga pronta a rilasciare acqua a valle: serve l’ingegneria giusta per far scorrere il flusso dove produce più valore.
TORINO, LA CASA DEL CONFRONTO
Ad accogliere i lavori è stato Giorgio Barba Navaretti, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto, a testimonianza di un radicamento accademico e civico del tema. Che si tratti di libretti, buoni fruttiferi o nuovi canali di investimento, la domanda che resta sul tavolo è semplice: come trasformare il patrimonio di fiducia dei risparmiatori in capitale per la crescita? La risposta, nei dati e nelle parole ascoltate a Torino, chiama in causa istituzioni, intermediari e famiglie. Perché un risparmio che guarda lontano, da solo, non basta: ha bisogno di una rotta, e di un ponte sicuro verso l’economia reale.
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