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Il caso
01 Aprile 2026 - 13:00
Il decesso di una quindicenne e di sua madre, avvenuto lo scorso Natale a Pietracatella, ha subito una significativa variazione giudiziaria nelle ultime ore. Inizialmente le morti erano state attribuite a una sospetta intossicazione alimentare ma le analisi tossicologiche hanno rilevato la presenza di ricina nel sangue delle due vittime. Questa scoperta ha portato all'apertura di un nuovo fascicolo d'indagine per duplice omicidio premeditato, al momento a carico di ignoti, cambiando radicalmente la natura della vicenda.
Ma cos'è la ricina? É una proteina vegetale dall'altissima tossicità contenuta nei semi della pianta di ricino (Ricinus communis). Si tratta di un veleno naturale estremamente potente, tanto da essere stato considerato in passato anche come potenziale arma chimica. È importante sottolineare che la tossina si sprigiona solo se l'involucro del seme viene rotto o masticato; inoltre, sebbene dai medesimi semi si ricavi l'olio di ricino per uso industriale o farmaceutico, il processo di estrazione a caldo è in grado di inattivare la componente velenosa.
L'azione della ricina è particolarmente insidiosa poiché colpisce direttamente i ribosomi, ovvero i componenti della cellula fondamentali per la produzione delle proteine. Bloccando questo processo vitale, la tossina conduce progressivamente alla morte cellulare. Il veleno risulta fatale anche in dosi minime e può colpire l'organismo non solo per ingestione, ma anche attraverso l'inalazione o l'iniezione. Ad oggi la medicina non dispone di un antidoto specifico approvato per contrastarne gli effetti.
L'avvelenamento da ricina manifesta inizialmente segnali che possono essere confusi con gravi disturbi gastrointestinali, come vomito violento e diarrea, spesso accompagnati da perdite ematiche. Con il progredire della tossicità possono insorgere convulsioni, delirio e uno stato di coma che precede il decesso. Poiché non esiste una cura risolutiva, i medici intervengono cercando di eliminare i residui dei semi dallo stomaco e somministrando terapie di supporto per gestire i sintomi e limitare i danni all'organismo.
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