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IL FATTO
08 Aprile 2026 - 22:00
Una nuova falla nella protezione dei dati scuote il colosso Meta. Un ex dipendente dell'azienda di Mark Zuckerberg è attualmente sotto indagine da parte della Polizia Metropolitana di Londra con l'accusa di aver scaricato illegalmente circa 30.000 immagini private dai profili degli utenti di Facebook. L'episodio, che mette nuovamente sotto accusa i sistemi di controllo interni delle grandi piattaforme digitali, ha portato all'arresto dell'uomo, ora in libertà vigilata in attesa della chiusura delle indagini.
Secondo i documenti giudiziari, il sospettato avrebbe sfruttato la sua posizione privilegiata all'interno dell'azienda per bypassare i protocolli di sicurezza. Per farlo, avrebbe sviluppato e utilizzato un apposito script (un programma informatico) capace di eludere i meccanismi di rilevamento interni, permettendogli di raccogliere decine di migliaia di fotografie senza il consenso dei legittimi proprietari. Meta ha confermato che l'anomalia è stata rilevata oltre un anno fa; una volta scoperta l'attività illecita, il lavoratore è stato immediatamente licenziato e denunciato alle autorità.
Il caso evidenzia un rischio crescente per le Big Tech: le "minacce interne". Gli esperti di cybersicurezza avvertono che il pericolo non arriva solo dagli hacker esterni, ma anche da chi possiede credenziali d'accesso legittime e conoscenze tecniche avanzate. Meta ha dichiarato di aver già rafforzato i propri protocolli di monitoraggio e di aver notificato l'accaduto agli utenti coinvolti nella fuga di dati. Questo incidente si aggiunge a una serie di precedenti che negli anni hanno causato alla compagnia sanzioni milionarie e un costante controllo da parte delle autorità regolatrici sulla gestione della privacy.
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