Storditi dall’alcol, hanno massacrato di botte il ragazzo che aveva trascorso la nottata con loro, continuando a colpirlo con calci e pugni anche quando era a terra, privo di sensi. Dopo avergli sferrato, al volto, l’ultimo violentissimo calcio (quello che probabilmente ha determinato la frattura del cranio) sono andati via, rubandogli il borsello. Da cui hanno cercato (invano) soldi da usare per bere ancora. Come se la serata, a quel punto, dovesse per forza continuare. È in gravi condizioni - la prognosi è riservata - un ragazzo trovato esanime in corso Racconigi alle tre di notte tra il 12 e il 13 agosto. La squadra mobile, coordinata dal pm Paolo Scafi, ha fermato per tentato omicidio gli aggressori: un 31enne e un 18enne. Sono entrambi italiani, senza precedenti (ad eccezione di un episodio di spaccio che coinvolse il trentenne qualche anno fa).
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«Sono dispiaciutissimo, ero molto ubriaco, la lite è nata perché avevamo tutti bevuto troppo», ha detto il 31enne, che ora si trova in carcere, al proprio avvocato difensore, Sergio Almondo. «L’auspicio di tutti in questo momento - afferma il legale - è che il giovane migliori e che possa riprendersi al più presto». Intanto, l’inchiesta continua. Un elemento importante nelle mani degli inquirenti è il video girato con il cellulare da un testimone che alle 2,50 di notte si è affacciato dal balcone dopo avere sentito delle urla. «Erano in due, hanno spinto quel ragazzo contro una macchina - ha detto il teste - poi lo hanno colpito con calci e pugni. Lui è caduto a terra e loro hanno continuato, anche se il giovane picchiato non riusciva più a muoversi. Alla fine lo hanno toccato: lui non rispondeva più agli stimoli».
Dopo il pestaggio, e dopo avere esclamato «non farti più vedere in zona», i due si sarebbero allontanati, ma per poco. «Sono tornati - ha raccontato il testimone - e hanno spostato il corpo in un punto della strada più nascosto. Poi gli hanno portato il via il borsello». Sarà il 18enne a chiamare il 118, che porterà la vittima prima al Martini e poi, data la gravità delle condizioni, all’ospedale Giovanni Bosco. «Ematoma subdurale acuto emisferico destro, focolai lacero contusivi frontali e temporali omolaterali e frattura della teca», la diagnosi. La prognosi resta riservata.
Secondo la procura, e secondo il gip che ha convalidato il fermo, il tentato omicidio di cui sarebbero responsabili gli aggressori è aggravato dalla «minorata difesa della vittima»: era sola e semi incosciente per via dell’alcol. Il ragazzo ha provato a scappare, ma è inciampato. I due “amici” lo hanno raggiunto e gli hanno sferrato i colpi finali. I due giovani fermati avrebbero voluto, secondo la procura, provocare la morte «in maniera inequivoca» anche per via della zona del corpo colpita (la testa). Il fatto che poi il pestaggio fosse avvenuto la notte prima di Ferragosto, in una città deserta, aggraverebbe il quadro: la vittima non avrebbe potuto chiedere aiuto, nemmeno se avesse potuto. Eppure, quella sera, qualcuno in casa c’era, una persona dotata di senso civico e pietà.
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