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28 Gennaio 2026 - 17:10
Da quasi un quarto di secolo, "Un anno in Piemonte" è il taccuino condiviso di una regione che cambia. L’edizione 2025, curata da Beppe Gandolfo, volto noto delle reti Mediaset e commentatore del gruppo More News, pubblicata da Enneci Communication (quasi 400 pagine, 20 euro), ripercorre dodici mesi intensi, segnati da economia e lavoro, cultura e sport, lutti e qualche ferita che lentamente si rimargina. Non c’è spazio per raccontare proprio tutto quanto, ma c’è la sostanza di un anno che ha visto il Piemonte riempirsi di visitatori, mentre il settore auto continua a navigare in acque agitate.
Dal 2006 a oggi la curva del turismo piemontese è in costante crescita, e il 2025 ha segnato nuove vette. Le Atp Finals con il nuovo trionfo di Jannik Sinner, il passaggio della Vuelta di Spagna sulle strade piemontesi, il Torino Film Festival, il Salone del Libro e una costellazione di fiere locali - dal Tartufo alla Nocciola, dalla Bagna Cauda a Cheese - hanno attirato visitatori da tutto il Paese e dall’estero. Anche i musei hanno registrato un’altra stagione da record, mentre nel 2027 Alba si prepara a diventare capitale italiana dell’arte contemporanea.
L’anno si apre con il terremoto delle dimissioni di Tavares e si chiude con l’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori. Nel mezzo, la nomina di Antonio Filosa ai vertici di Stellantis e la fotografia di un settore automotive ancora in difficoltà. In controtendenza, il comparto food: dalle grandi aziende come Ferrero, Inalpi, Galup fino alle piccole eccellenze artigiane, il cibo si conferma traino economico e ambasciatore del territorio. Sul campo, Juve e Torino vivono un’altra stagione agrodolce. In casa granata cresce la contestazione verso il presidente Urbano Cairo; l’arrivo del “nuovo-vecchio” ds Petrachi e il passaggio in panchina da Vanoli a Baroni non hanno ancora cambiato il passo. La Juventus ha visto tre avvicendamenti tecnici - da Thiago Motta a Tudor fino a Spalletti - con segnali di ripresa solo nelle ultime settimane. Se sia l’inizio di un nuovo ciclo, lo dirà solo il 2026.
Anche la cronaca giudiziaria si è fatta sentire, con vicende come quelle della famiglia Agnelli-Elkann, fino alla vendita de La Stampa e la dismissione del gruppo editoriale Gedi. In contrasto, tutto il maltempo: eventi estremi, vittime e danni ingenti hanno riportato con urgenza il tema della sicurezza del territorio. Il capitolo più difficile è quello dei saluti. Il volume ricorda figure come il pontefice di origini piemontesi Papa Francesco, mons. Cesare Nosiglia, Alessandra Balocco, Alberto Bertone, Bolaffi e Baima Bollone: volti che hanno inciso nella vita civile, religiosa, imprenditoriale e culturale del Piemonte, lasciando un vuoto che pesa.
Rimane l’immagine di una regione che attrae con cultura, sport e sapori, capace di fare sistema attorno a eventi e patrimoni diffusi. Resta, però, anche il nodo dell’automotive e dell’indotto, terreno cruciale su cui si giocheranno lavoro e sviluppo nei prossimi anni. Un anno in Piemonte rimette i fatti al loro posto e suggerisce la domanda di fondo: sapremo trasformare il boom del presente in una strategia di lungo periodo capace di tenere insieme turismo, manifattura e innovazione?
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