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Allarme comitati ambientalisti
08 Gennaio 2026 - 12:00
La discussione sulla qualità dell’aria a Torino torna al centro del dibattito politico dopo la diffusione dei dati Arpa 2025
La discussione sulla qualità dell’aria a Torino torna al centro del dibattito politico dopo la diffusione dei dati Arpa 2025. L’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati ha respinto le critiche rivolte alla Giunta, definendole «allarmistiche e senza fondamento» e sostenendo che i risultati ottenuti rappresentano un traguardo significativo. Marnati ha inoltre dichiarato che le molecole di carbonio presenti a Torino sarebbero «meno tossiche che altrove», affermando che la tesi verrà supportata da studi scientifici specifici.
Una valutazione che non convince il comitato Torino Respira, secondo cui la Regione avrebbe presentato una lettura parziale dei dati, tralasciando indicatori considerati rilevanti per la salute. In particolare viene richiamato il PM2,5, il particolato fine: nel 2025, nelle tre centraline torinesi che lo misurano, i superamenti dei valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sono stati 165 giorni a Rebaudengo, 147 a Rubino e 145 al Lingotto. Il presidente del comitato Roberto Mezzalama sottolinea che alcuni parametri risultano in miglioramento, mentre altri restano stabili o peggiorano, e invita a evitare valutazioni sintetiche.
Torino Respira segnala inoltre l’andamento dell’ozono, inquinante tipicamente estivo: nel 2025 si sono registrati 69 superamenti a Rubino e 46 al Lingotto, oltre il limite di 25 previsto dalla normativa.
Sul piano politico, la capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Gianna Pentenero, parla di «narrazione autocelebrativa» e sostiene che i numeri indichino criticità persistenti su PM2,5 e ozono, oltre a livelli di biossido di azoto ancora elevati rispetto alle soglie di tutela sanitaria.
Arpa evidenzia tuttavia anche aspetti positivi: nel 2025 il limite annuale del NO₂ è stato rispettato in tutte le stazioni piemontesi per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni. Il valore più alto, 39 μg/m³, è stato misurato a Torino Rebaudengo, appena sotto il limite di legge di 40. In calo anche i superamenti giornalieri del PM10: le stazioni critiche sono passate da otto a quattro, tutte nell’area metropolitana torinese, con Settimo Torinese, Rebaudengo, Lingotto e Vinovo oltre la soglia dei 35 giorni annui.
Secondo Arpa, parte del miglioramento è legato anche a condizioni meteorologiche favorevoli, tra cui un inverno mite, maggiori precipitazioni in alcuni mesi e una migliore dispersione degli inquinanti. A Torino la principale fonte di PM10 e ossidi di azoto resta il traffico stradale, mentre nei mesi freddi a livello regionale incide soprattutto il riscaldamento domestico.
Marnati rivendica investimenti superiori ai 100 milioni di euro, misure strutturali e incentivi tecnologici, sostenendo che i blocchi del traffico siano strumenti superati. Una posizione solo in parte condivisa da Mery Malandrino, docente di Chimica per l’ambiente all’Università di Torino, che riconosce il miglioramento ma lo definisce ancora in evoluzione, ricordando il peso di traffico, riscaldamento e usura di asfalti e freni. Per la docente, limitazioni alla circolazione e Ztl restano strumenti utili per ridurre l’inquinamento.
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