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Il caso
14 Gennaio 2026 - 19:15
Ospedale Sant'Anna
Poco meno di un milione (940 milioni di euro) stanziati nel 2026 per il fondo "Vita nascente", l'iniziativa della Regione Piemonte nata con l'esplicita intenzione di sostenere concretamente le donne in difficoltà che stanno per diventare mamme o lo sono appena diventate. E che include anche la tanto osteggiata "Stanza dell'Ascolto" del Sant'Anna, il luogo che fino alla scorsa estate era gestito dal Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita “Giuseppe Foradini” di Rivoli e che per le opposizioni politiche, la Cgil e l'associazione “Se non ora quando?” rischiava di trasformare uno spazio pubblico in un luogo di pressione ideologica, data la presenza dell'opposizione alla legge 194 sull'aborto nello statuto del Movimento per la Vita.
In questi giorni, a Palazzo Lascaris, gli assessori della giunta Cirio stanno illustrando i bilanci previsionali per il triennio, in vista dell’approvazione in Consiglio regionale entro il 31 gennaio. Sul fronte delle Politiche sociali, le risorse restano stabili: confermati i finanziamenti per adozioni internazionali, Rsa e domiciliarità, invecchiamento attivo, disabilità, oratori di tutte le confessioni (con l’esclusione di quella islamica), famiglie e materno-infantile, persone senza fissa dimora, Banco alimentare e farmaceutico, ambulatori sociali oculistici e odontoiatrici e centri antiviolenza.
Aumentano invece i fondi per il servizio civile regionale, che avrà tra gli obiettivi prioritari «il contrasto al degrado urbano e allo spaccio di droga», spiega l'assessore al Welfare Maurizio Marrone. Previsti anche 100 mila euro per l’ente di gestione delle risorse sociali voluto dalla Lega, con il compito di monitorare l’utilizzo dei fondi da parte dei Comuni.
Ma quel che più sta scatenando il dibattito politico è il rifinanziamento del fondo Vita nascente e la vicenda della Stanza dell’ascolto al Sant’Anna che rappresentano, secondo le opposizioni, la principale bandiera ideologica della quota meloniana in Regione. Proprio in questi giorni è infatti arrivato l’annuncio della ripartenza, che Marrone annuncia entusiasta: «Chi per ideologia sperava di aver fermato l'impegno del volontariato a sostegno delle donne con gravidanze complicate da problemi economico-sociali, forse ha gioito troppo in fretta, perché la vita e la vera libertà alla fine trionfano sempre». Pochi giorni prima, la Città della Salute aveva avviato una manifestazione di interesse per la gestione dei locali, con un mese di tempo per la presentazione delle candidature.
Sul tavolo, al momento, c’è una sola proposta: quella del Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita “Giuseppe Foradini” di Rivoli, gestita da Claudio Larocca. la stessa associazione che nel 2023 aveva sottoscritto la convenzione poi annullata dal Tar.
Nel mirino dei giudici era finito soprattutto il fatto che un ente apertamente antiabortista, con personale proprio, potesse operare all’interno di uno dei più grandi punti nascita d’Italia. Il Tar aveva contestato, tra le altre cose, l’opposizione alla legge 194 contenuta nello statuto dell’associazione, la mancata formazione adeguata dei volontari e l’assenza di una procedura comparativa tra più offerte. Oggi il Centro di Rivoli torna in campo dopo aver rimosso il riferimento alla 194 dallo statuto e la convenzione regolamenta nel merito la formazione dei volontari. In teoria, quindi, i mancati requisiti che per il Tar avevano decretato il decadimento della convenzione, sarebbero stati integrati.
Notizie che fanno prevedibilmente insorgere il centrosinistra. Per Gianna Pentenero (capogruppo Pd) è «inaccettabile e imbarazzante investire su un’attività simile mentre si chiudono i consultori». «Vergognoso - per la Dem Nadia Conticelli - utilizzare fondi pubblici della sanità e dell'assistenza a scopo di pura ideologia, di fronte a un disavanzo di 268 milioni di euro».
Dura anche Avs: «La stanza non cambierà le sorti della natalità in Piemonte e rappresenta uno schiaffo all’autodeterminazione delle donne», affermano Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro. Ancora più netta la capogruppo M5S Sarah Disabato: «Le parole di Marrone sulla libertà delle donne fanno ribrezzo. Dall'avvio della misura nel 2022 il governo regionale ha investito oltre 4,1 milioni di euro in propaganda abortista. Una cifra monstre, soldi dei cittadini spese in mancette alle associazioni con scarsa trasparenza».
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