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15 Gennaio 2026 - 07:25
Quella violenza “sfoggiata” su TikTok: «Ragazzi più fragili e manipolabili»
«Un quadro di allarmante spregiudicatezza criminale, connotato dalla totale assenza di freni inibitori e da un sistematico disprezzo per le norme fondamentali della convivenza civile». Così il gip Fabio Rabagliati descrive i “maranza” responsabili delle violenze del 3 ottobre. Otto di quegli italiani di seconda generazione sono stati arrestati. Cinque, sono minorenni. E appunto il “quadro” citato dal giudice è sempre più preoccupante, perché sempre di più sono i fatti di cronaca che coinvolgono i “maranza”, la maggior parte dei quali non ha compiuto 18 anni. Per Emma Avezzù, che è a capo della procura per i minori, il fenomeno «è allarmante, soprattutto alla luce del fatto che questi minorenni, i quali amano “mettersi in mostra” com’è tipico alla loro età, sono soggetti facilmente manipolabili e possono essere strumentalizzati. Questo però è controproducente perché rischia di compromettere manifestazioni di piazza che altrimenti sarebbero pacifiche».
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A questo proposito, i gravi fatti del 3 ottobre scorso sono simili a quelli del 27 ottobre 2020, la notte delle vetrine devastate durante la pandemia di Covid. Era stato, quello, il primo episodio in cui i “maranza” a Torino si erano infiltrati in un corteo facendo danni. Il 3 ottobre, giorno dello sciopero generale, si sfilava per la Flotilla, durante la pandemia per protestare contro i decreti del governo. I “maranza” erano, in entrambe le circostanze, incuranti del motivo della manifestazione. Cortei che sfociano in scontri ma non solo (da ricordare anche le violenze in nome di Ramy il 9 gennaio 2025) perché i fatti di cronaca più o meno gravi a Torino e provincia che coinvolgono “maranza” minorenni sono tantissimi. Dalle “pistolettate” in corso Giulio Cesare tra Natale e Capodanno 2024, all’aggressione ai danni di un 15enne di Moncalieri la notte di Halloween, i casi sono tanti.
Il tutto, poi, viene sempre filmato e postato sui social come Instagram o TikTok. «Perpetrare violenze e postarle sul web - prosegue Avezzù - è un meccanismo tipico, che si ripete. Per quanto riguarda le otto misure cautelari per il 3 ottobre, vedremo cosa emergerà dagli interrogatori, di certo però è vero che in altri casi del passato abbiamo riscontrato ragazzi abbandonati a sé stessi. C’è sicuramente un cortocircuito tra famiglia e scuola. Le madri, a volte, non parlano ancora bene la lingua italiana - prosegue - e non riescono a parlare a scuola dei problemi dei figli. Ma alle mamme di questi ragazzi manca anche l’autorevolezza per farlo».
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