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Il Borghese
15 Gennaio 2026 - 05:50
La pistola puntata verso l’obiettivo dello smartphone sarà vera o finta? Tappi rossi non se ne vedono. Di certo sono vere le lame, la mazza da baseball ed erano veri gli oggetti (e i razzi) lanciati contro la polizia davanti alla Prefettura, le fiamme appiccate agli allestimenti di Portici di carta lì vicino, nella serata di guerriglia che aveva chiuso la grande manifestazione Pro Pal dove, in troppi, hanno voluto vederci soltanto una “festa” di solidarietà con il popolo palestinese. Bene, ai giovani ritratti in queste immagini, prese dagli investigatori sui loro profili social, della Palestina importava davvero niente. Così come di certo poco importa anche ai loro “registi”, o mandanti, se vogliamo usare un termine tecnico.
Questi sono alcuni dei violenti infilati - e non “infiltrati” - nei cortei antagonisti in città, quelli che i contestatori ormai storici della città vorrebbero arruolare per rafforzare le loro fila. Ma sono anche le reclute perfette per un nuovo tipo di delinquenza, che esula persino da obiettivi di profitto: qui vediamo soprattutto l’esaltazione di una violenza fine a se stessa, l’esaltazione di codici che devono farci paura. Soprattutto perché - e magari questo i loro mandanti non l’hanno capito - non rispondono a capi o “regole d’ingaggio”.
Lo dicono anche alcuni investigatori di lungo corso, con esperienza in Val di Susa: «Anche con i No Tav violenti, alla fine, un minimo di dialogo lo trovavi, perché c’erano comunque dei leader. Con questi, non c’è nulla». Una ben allarmante conclusione.
Non troppo dissimile da quanto si legge fra le righe delle dichiarazioni del nuovo questore: sì al dialogo, con quelli con cui si può avere. Appunto. Vaglielo a spiegare a quella parte politica che chiama “ribellione giovanile” la semplice violenza. Insomma, c’è chi gioca con il fuoco e dal famoso “compagni che sbagliano” non ha imparato niente.
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