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L'evento
16 Gennaio 2026 - 11:15
Da sinistra Giordano Bruno Guerri e Pier Franco Quaglieni
Il Futurismo è tornato. E non in punta di piedi, ma con il rombo di un motore acceso. Ieri Torino ha vissuto una di quelle serate che restano nella memoria: sala gremita, pubblico in piedi, e soprattutto una fila lunghissima - di quelle che non si vedevano da tempo - per il firmacopie di un libro di saggistica storica. Un segnale inequivocabile: il Futurismo, a oltre un secolo dalla sua nascita, è più vivo che mai.
Protagonista della serata è stato Giordano Bruno Guerri, storico, saggista, divulgatore fuori dagli schemi, che ha presentato il suo ultimo libro “Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani” (Rizzoli). Un volume che già dal titolo fa intendere una direzione precisa. E che, come il Futurismo stesso, mantiene tutte le promesse.
L’evento, voluto da Pier Franco Quaglieni, anima del Centro Pannunzio, si è trasformato rapidamente in qualcosa di più di una semplice presentazione editoriale: una vera e propria performance culturale, una chiacchierata ad alta intensità, capace di attraversare storia, arte, politica, provocazione e futuro, senza mai perdere ritmo. Guerri non ha “presentato” il libro: lo ha incarnato. Con il suo stile brillante, ironico, colto, ma mai accademico, ha restituito al pubblico il Futurismo nella sua dimensione più autentica: non un capitolo polveroso dei manuali scolastici, ma un vasto insieme di idee, contraddizioni, genialità e libertà. Marinetti, Boccioni, Sant’Elia, Benedetta Cappa, Sironi: non icone imbalsamate, ma uomini e donne in carne e ossa, travolti dal desiderio di cambiare tutto.
Tra gli aneddoti più affascinanti, il rapporto complesso e quasi romanzesco tra Marinetti e Gabriele D’Annunzio, tra rivalità feroci e amicizie tardive, superstizioni condivise e regali simbolici. E poi la guerra, letta con gli occhi dell’epoca e non con il giudizio retrospettivo; il controverso rapporto con il fascismo, affrontato senza sconti ma anche senza semplificazioni; il ruolo delle donne futuriste, «sorprendentemente moderne, già oltre il femminismo quando il femminismo ancora non esisteva», ha sottolineato l’autore.
E soprattutto la velocità. Non solo quella delle automobili, delle città verticali e delle macchine, ma la velocità del pensiero, delle relazioni, del linguaggio. Guerri ha ricordato come i futuristi abbiano anticipato il nostro presente: i libri “di nickel” pieni di pagine che anticipavano il computer, la comunicazione globale, perfino il linguaggio delle chat. Fino all’intelligenza artificiale, che, secondo Guerri, «Marinetti avrebbe adorato». Non a caso, il libro si chiude con un dialogo immaginario (ma tecnologicamente possibile) tra l’autore e il fondatore del Futurismo, grazie all’IA: un finale perfettamente futurista.
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