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Aggressioni
16 Gennaio 2026 - 07:16
Nelle carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Grugliasco e dalla Digos di Torino vengono ricostruiti alcuni episodi di rapina e violenza collegati a soggetti già attenzionati dopo i disordini
Nelle carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Grugliasco e dalla Digos di Torino vengono ricostruiti alcuni episodi di rapina e violenza collegati a soggetti già attenzionati dopo i disordini del 3 ottobre in piazza Castello, avvenuti durante una manifestazione pro Palestina.
Un primo episodio riguarda il parco Bongiovanni di Grugliasco. Un gruppo di cinque amici, sotto un gazebo, viene avvicinato da tre giovani su monopattini, che chiedono: «Siete voi quelli che si devono picchiare con Pietro?». Ottenuta risposta negativa, i tre si allontanano, ma pochi minuti dopo tornano con un gruppo più numeroso, descritto come composto da oltre venti persone. Secondo la ricostruzione, il gruppo circonda i ragazzi e avvia l’azione con la richiesta: «Dateci i soldi». Quando una delle vittime tenta di proteggere il borsello, parte un colpo e l’aggressione prosegue con pugni e calci. Viene riportata anche la minaccia «Guarda che ti buco». Una persona perde i sensi; in ospedale vengono riscontrate fratture all’orbita e al naso.
Le vittime riferiscono di aver riconosciuto alcuni aggressori anche per l’abbigliamento, descritto come capi firmati. Tra i soggetti citati compare Youseff Kalkal, 19 anni, indicato tra i protagonisti dei disordini davanti alla prefettura. Gli atti lo descrivono come l’“uomo in rosso”, ripreso mentre lancia bottiglie verso le forze dell’ordine; sarebbe stato rintracciato la stessa notte in via Pietro Micca e fermato in via Principessa Clotilde, con contestazioni anche per resistenza a pubblico ufficiale.
Un secondo episodio, riferito al 9 ottobre poco dopo le 20, viene collocato all’incrocio tra via Bistagno e via Mombasiglio. Tre giovani vengono avvicinati da un gruppo di cinque persone che inizialmente chiede indicazioni e poi passa alle minacce: «Dammi il monopattino o ti accoltello». Al rifiuto, secondo la denuncia, viene lanciata una bottiglia e l’aggressione prosegue fino a provocare a una vittima la frattura delle ossa della fronte.
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