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Lavoro & Crisi

Primotecs Avigliana, ultimatum ai lavoratori: 158 a rischio

Mutares annuncia smantellamento. Sindaci e FIOM mobilitati, manifestazione il 14 febbraio

Primotecs Avigliana, conto alla rovescia: Mutares vuole smantellare, 158 lavoratori a rischio

La Primotecs Spa di Avigliana, ex Tekfor, è di nuovo al centro della tempesta che scuote l’automotive piemontese. La proprietà, controllata dal fondo tedesco Mutares, ha formalizzato l’intenzione di smantellare il sito produttivo, aprendo la strada all’uscita di 158 lavoratori. Un colpo durissimo per un territorio, come riportano i media locali, che conosce già le cicatrici lasciate da chiusure come Bertone e Vertek.


L’ultimatum dell'azienda
La direzione ha posto i dipendenti davanti a un bivio: collaborazione fino a giugno per accompagnare le attività residue e valutare possibili vie d’uscita, oppure fallimento immediato in caso di mancata adesione. Una scelta che pesa come un macigno sugli addetti e sul tessuto economico locale, stretto tra la transizione dell’automotive e l’erosione della componentistica tradizionale.

La reazione del territorio
I sindaci di Avigliana, Andrea Archinà, e di Buttigliera Alta, Alfredo Cimarella, hanno incontrato d’urgenza la FIOM Cgil per costruire un fronte comune contro quella che definiscono una “scure brutale”. I rappresentanti sindacali respingono l’idea di un polo trasformato in deserto industriale: “Non accettiamo una gestione passiva della crisi. Serve un piano industriale serio, non la resa”.



Il fronte istituzionale e la piazza
La strategia si muove su due binari. Sul piano istituzionale, sono attesi tavoli con Regione Piemonte e Ministero per esplorare soluzioni industriali e salvaguardare l’occupazione. Sul piano della mobilitazione, è in preparazione una grande manifestazione per il 14 febbraio, con lavoratori, amministratori e associazioni a fare quadrato attorno allo stabilimento.

Le incognite e le richieste
Resta da capire se esistano margini per alternative allo smantellamento: riconversione, subentro di nuovi investitori, o un percorso di continuità produttiva. Sindacati e amministratori chiedono trasparenza sui conti, tempi certi e impegni verificabili, perché il territorio non paghi un prezzo definitivo alla ristrutturazione del settore. La posta in gioco sono 158 posti di lavoro e la tenuta di una filiera che, nonostante le trasformazioni, continua a rappresentare un pilastro per l’economia piemontese.

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