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La protesta
16 Gennaio 2026 - 17:50
Da sinistra i segretari Lillo Taormina (Fismic Confsal), Luigi Paone (Uilm), Edi Lazzi (Fiom-Cgil), Fabrizio Amante (Aqcf), Rocco Cutrì (Fim-Cisl) e Ciro Marino (Uglm)
Nuove linee di produzione e investimenti in ricerca e sviluppo. È su queste richieste che si concentra la mobilitazione dei sindacati metalmeccanici piemontesi, tornati davanti ai cancelli dello stabilimento Stellantis di Mirafiori per un volantinaggio informativo rivolto alle lavoratrici e ai lavoratori. Un’iniziativa che culminerà il suo percorso il 14 febbraio con una grande manifestazione in piazza, intitolata «Innamòrati di Torino».

«Siamo qui perché faremo un volantinaggio informativo alle lavoratrici e ai lavoratori sul percorso che vogliamo fare per il rilancio di Mirafiori», spiega Edi Lazzi, segretario generale della Fiom-Cgil di Torino. «La 500 ibrida, nonostante sia un risultato delle mobilitazioni e degli scioperi fatti dai lavoratori, non è sufficiente», sottolinea Lazzi, ribadendo la necessità di nuove produzioni e di assunzioni, in particolare di giovani. «Sono i giovani che possono effettivamente dare prospettive allo stabilimento e all’industria manifatturiera torinese». Per il responsabile territoriale Aqcf Fabrizio Amante, «la 500 ibrida è arrivata, ma non basta». «È un primo passo per la sopravvivenza dopo la partenza dei modelli Maserati verso Modena, ma chiediamo con forza anche un altro modello».
Sulla stessa linea Lillo Taormina, della segreteria Fismic Confsal Torino, che avverte: «Non vogliamo che questa sia una vittoria di Pirro». I numeri, secondo Taormina, parlano chiaro: «Uno stabilimento per sopravvivere ha bisogno di produrre almeno 200 mila vetture. Se va bene, quest’anno ne produrremo 80 mila. Siamo qui a competere con stabilimenti spagnoli con costi dell’energia bassissimi e con Polonia e Serbia che hanno costi del lavoro molto inferiori».
Rocco Cutrì, segretario generale della Fim-Cisl Torino-Canavese, inserisce la vertenza in una dimensione cittadina e nazionale. «Abbiamo deciso che il caso Torino debba essere portato avanti e sollecitato», spiega, ricordando che il territorio concentra «oltre un terzo della componentistica a livello nazionale». «Abbiamo necessità di ragionare in prospettiva», afferma, chiedendo investimenti e il coinvolgimento delle istituzioni. «Non basta un incentivo all’acquisto delle auto, servono politiche industriali strutturali». Il tema del futuro occupazionale viene ribadito anche da Ciro Marino, segretario dell’Ugl Metalmeccanici Torino. «C’è bisogno di un altro modello per garantire il futuro occupazionale e salvare tutto l’indotto torinese».
A chiudere è Luigi Paone, segretario generale della Uilm Torino, che richiama il senso di continuità della mobilitazione. «Dopo l’arrivo della 500, ora dobbiamo arrivare a saturare la produzione a Mirafiori chiedendo altri modelli accessibili alla popolazione, per rilanciare non solo lo stabilimento ma tutto l’indotto». Un obiettivo che guarda al 14 febbraio, quando, conclude Paone, «vogliamo coinvolgere tutta la popolazione torinese».
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