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La scomparsa dell'imperatore della moda

Valentino, da Marella Agnelli al GFT: ecco cosa legava lo stilista a Torino

L'accordo del 1978 fra alta sartoria e produzione seriale e l’eredità del maestro scomparso

Valentino, l’asse torinese che trasformò la moda pronta

È morto a 93 anni Valentino Clemente Ludovico Garavani, per il mondo semplicemente Valentino, il gigante della moda. Era nato a Voghera l’11 maggio 1932 e aveva creato l’omonimo marchio aprendo il primo atelier a Roma, dietro Piazza di Spagna, negli anni ’60, il più frequentato dalle lady del jet set internazionale.

Tra le donne vestite da Valentino, non si può non ricordare Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli: «Perfetta, mi ha ispirato. Le foto di Avedon la dipingevano al meglio, il collo lungo, il volto diafano». Ma non si tratta del solo legame che lo stilista, al pari di Giorgio Armani, aveva con Torino, un legame destinato a cambiare il corso della moda italiana: qui, nel cuore dell’industria tessile, scelse di portare l’arte dell’alta sartoria dentro la produzione seriale, facendo della “moda pronta” un veicolo di stile e di Made in Italy nel mondo.

Nel 1978 Valentino affidò infatti al Gruppo finanziario tessile (GFT) di Torino la produzione delle sue linee prêt-à-porter, interrompendo la collaborazione avviata nel 1969 con i francesi di Mendes. Fondato nel 1930 e con sede in corso Emilia, il GFT era già allora un pioniere della confezione: standardizzò il sistema delle taglie, costruì una distribuzione capillare, instaurò partnership con i nomi più autorevoli della moda, da Giorgio Armani a Claude Montana.

Sotto la guida del visionario Marco Rivetti, prematuramente scomparso, il gruppo diventò un pilastro dell’industria italiana fino alla chiusura nel 2003. Da quella collaborazione nacquero e si svilupparono le linee prêt-à-porter maschili e femminili e i marchi boutique: Miss V, Valentino Studio, Valentino Carisma. Debuttò anche la più giovane Oliver, dedicata al carlino amatissimo dallo stilista e diventato simbolo di una campagna che giocava con ironia e affetto sul lato più personale della maison.

Poi, per il marchio Valentino, arrivarono la crescita e una lunga serie di cambi di mano, anche se Valentino conservava la direzione creativa: fu venduto nel 1998 alla casa tedesca Hdp, rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto, passato al fondo Permira e infine nel 2007, alla moglie dell’emiro del Qatar, la potente Sheikha Mozah. Ultimo passaggio di mano nel 2023 con il gruppo Kering del lusso che ha acquisito il 30% del capitale per 1,7 miliardi di euro, con l’opzione di raggiungere la totalità dell’acquisizione entro il 2029.

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