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Auto cinesi, i numeri del boom in Italia: i produttori d'oriente cresciuti del 335%

L'allarme della Uilm: "Un'auto elettrica su cinque è cinese". L'appello del sindacato a Stellantis per nuovi modelli in Italia

Auto cinesi, boom in Italia: un’elettrica su cinque è cinese, cala la produzione domestica

Un’accelerazione senza precedenti sul fronte dell’elettrico e un balzo dei marchi cinesi destinato a ridisegnare gli equilibri del mercato. I numeri elaborati dalla Uilm nazionale su dati Unrae fotografano un 2025 in chiaroscuro: le immatricolazioni di vetture a batteria crescono, la quota dei costruttori cinesi esplode, mentre il peso della produzione italiana arretra.


I numeri dell'elettrico
Nel 2025 in Italia sono state vendute 94.973 auto elettriche, il 44% in più rispetto al 2024 (65.989 unità). La penetrazione sul totale mercato sale al 6,2% dal 4,1% dell’anno precedente, segnale di una domanda spinta anche dagli incentivi statali e da un’offerta in ampliamento.

L’avanzata dei marchi cinesi
Sul solo elettrico, i Gruppi cinesi valgono il 19% delle vendite 2025, circa 18.300 auto: erano il 6,4% nel 2024, pari a circa 4.200 unità. L’aumento è vicino al 336%. Guardando all’intero mercato, in un anno con 1,525 milioni di immatricolazioni (circa 1 milione e 525 mila auto), in calo del 2,1% rispetto al 2024, i marchi cinesi raddoppiano oltre: 6,5% di quota e circa 99 mila vetture, contro il 3% e 47 mila dell’anno precedente (+110%).

Produzione tricolore in affanno
La presenza di modelli elettrici prodotti in Italia scende dal 3,6% del 2024 all’1,8% del 2025: incide quasi solo la 500 elettrica di Mirafiori, passata da 2.345 a 1.735 unità. Tra i 50 modelli più venduti nel 2025, solo due sono made in Italy: Fiat Panda, prima assoluta con poco più di 102 mila immatricolazioni, e Alfa Romeo Tonale con circa 10.700 unità, entrambe costruite a Pomigliano d’Arco.

L’allarme Uilm e le richieste
“Quella che avevamo previsto come un’invasione è diventata realtà”, afferma Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “Oggi una macchina elettrica su cinque venduta in Italia appartiene a un Gruppo cinese mentre il peso della produzione italiana è quasi inesistente”. Per il sindacato “serve una scossa immediata” per evitare “un disastro occupazionale, sociale e industriale”. Le richieste: a Stellantis, nuovi modelli – prioritariamente ibridi – in tutti gli stabilimenti italiani e l’anticipo del piano industriale; all’Unione europea, di rivedere le regole del Green Deal e sostenere la produzione interna prima di valutare la rimozione dei dazi verso la Cina; al Governo, misure concrete che vadano oltre le “passerelle”.

Cosa c'è dietro ai numeri
Prezzi aggressivi, gamma rinnovata e tempi rapidi di immissione sul mercato hanno favorito i marchi cinesi, soprattutto nell’elettrico. Gli incentivi hanno sostenuto la domanda, ma la filiera nazionale sconta ritardi nella riconversione, nella localizzazione di nuovi modelli e nella competitività sui costi. Il 2025 conferma così un doppio movimento: consumatori più propensi a scegliere l’elettrico e quote crescenti intercettate dai brand asiatici. La tenuta dell’industria italiana dipenderà dalla velocità con cui riuscirà a colmare questo divario, tra nuove piattaforme, ibridi di volume e catena del valore delle batterie.

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