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economia
02 Febbraio 2026 - 06:46
Costruire un capannone a Torino è un'odissea burocratica: 7 mesi solo per avere il permesso
«In Italia non c'è lavoro». Affermazione che abbiamo sentito - e forse pure pronunciato - chissà quante volte, magari accusando chi potrebbe creare posti di lavoro di preferire delocalizzare e investire all'estero. Ma forse tutti i torti gli imprenditori non li hanno, visto che in Italia servono oltre 6 mesi e mezzo - in media, per la precisione, 198 giorni - solo per ottenere il permesso di costruire un capannone commerciale. Un'odissea burocratica in cui svetta proprio il Piemonte: a Torino per ottenere una concessione edilizia servono 210 giorni. Peggio di noi fanno solo Milano e Napoli, entrambe con 220. Il paragone diventa poi impietoso se si guarda all'estero: a Malta bastano 30 giorni, in Svezia 40, in Grecia 100.
I dati arrivano dalla Cgia di Mestre che sottolinea come «l’Italia soffra di un paradosso strutturale» dato che «a fronte di norme uguali su tutto il territorio, la Pubblica Amministrazione applica tempi amministrativi e giudiziari molto diversi da città a città». Una «inefficienza burocratica» che diventa «come un’imposta occulta» e che «frena gli investimenti, scoraggia l’iniziativa privata e accentua le disuguaglianze tra i territori» in cui Torino purtroppo "brilla" in particolar modo.
Sul podio quindi ci sono Milano, Napoli e Torino. Come mai nelle grandi città la burocrazia è così lenta? «In contesti dove la domanda di spazi produttivi è elevata e la pressione sugli uffici è massima - spiegano dalla Cgia -, la lentezza delle procedure finisce per trasformarsi in un vero collo di bottiglia allo sviluppo». Ma ci sono anche altre inefficienze con cui gli imprenditori si trovano a lottare. Ad esempio «critico è il fronte della giustizia civile, in particolare per quanto riguarda le procedure di insolvenza. Qui il dato nazionale parla di una durata media di 36 mesi, ovvero 1.095 giorni, per arrivare alla liquidazione di un’impresa insolvente». Ma in questo caso Torino invece se la cava piuttosto bene: sotto la Mole servono "solo" 24 mesi, contro i 75 di Milano, i 72 di Bari e i 68 di Roma. E bene andiamo pure nella risoluzione delle controversie commerciali. In Italia servono in media 600 giorni, circa 20 mesi, per chiudere una disputa tra imprese. A Torino 540 giorni, contro i 1.400 di Roma e i 1.180 di Bari e Reggio Calabria. «Ritardi che incidono direttamente sui costi operativi delle aziende, aumentano il rischio d’impresa e spingono molte realtà a rinunciare a far valere i propri diritti».
Insomma, la bassa qualità della burocrazia è un vero e proprio ostacolo alla crescita in quanto aumenta gli oneri amministrativi e richiede uno spreco di tempo e capitale umano (in Piemonte l’alta dirigenza dedica in media il 14% del proprio tempo alla gestione degli adempimenti normativi), finendo per penalizzare le piccole e medie imprese che sopportano un peso sproporzionato rispetto alle grandi imprese che possono diluire i costi fissi della complessità grazie alle economie di scala. «Contrastare la malaburocrazia - concludono dalla Cgia - richiede interventi sistemici: semplificazione normativa, chiarezza delle competenze, incentivi coerenti e una digitalizzazione realmente orientata ai processi e ai risultati. Pratiche che spesso trovano forti resistenze proprio all’interno della stessa macchina pubblica».
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