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La crisi
30 Marzo 2026 - 08:00
Ci sono momenti che raccontano una città più di mille statistiche. Non fanno rumore, le istituzioni non ne parlano, eppure resistono sotto gli occhi di tutti. Basta aspettare la fine del mercato di Porta Palazzo, quando le voci si placano, i banchi si svuotano e restano solo cassette accatastate e frutta ammaccata. È in quel momento che un altro mercato prende vita. Non ha prezzi esposti, né contrattazioni. Ha mani che cercano, occhi attenti, dignità che si muove in silenzio. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, sempre più persone si ritrovano a recuperare cibo invenduto o scartato nei mercati cittadini, trasformando gli scarti in una risorsa quotidiana.
Maria arriva quando può. "Un po' perché risparmio, un po' perché mi è rimasto dentro questo lavoro", dice con un sorriso che porta addosso quasi un secolo di storia. Ha quasi cent'anni, un figlio malato da quarant'anni e una vita iniziata in fabbrica a dodici, in piena guerra. Torino l'ha vista bruciare sotto i bombardamenti, l'ha lasciata e ritrovata, ci ha venduto frutta e verdura quando non c'era altro da fare. Oggi torna tra le stesse cassette, ma da un'altra prospettiva.
Racconta dei due incidenti sull'autobus, del corpo che non è più quello di prima, delle spese che non tornano mai. Racconta soprattutto di suo figlio: una pensione per malattia, le difficoltà, e quelle sigarette che pesano sul bilancio quanto un affitto. "Che vuoi che ti dica? È tutto un guaio, un po' mio, un po' suo". E allora si viene qui. A cercare quello che resta. Attorno a lei non ci sono solo anziani. Ci sono giovani, famiglie, persone che fino a pochi anni fa non si sarebbero mai immaginate in fila a fine mercato. E poi c'è chi prova a organizzare questo confine sottile tra spreco e bisogno.
A pochi passi dalle cassette abbandonate, un banco diverso raccoglie quello che i commercianti non vogliono buttare. Si tratta del progetto Repopp, dell'associazione Eco della Città. Non è beneficenza nel senso classico, né assistenza tradizionale. È un sistema semplice: chi arriva può prendere, senza dover dimostrare nulla. Le cassette vengono preparate, distribuite, recuperate ogni giorno.
"Abbiamo iniziato dieci anni fa con poche persone", racconta Martina dall'associazione che gestisce il progetto. "Erano soprattutto anziani, qualcuno che tornava spesso. Dopo il Covid è cambiato tutto". Oggi le presenze sono aumentate, soprattutto tra i quaranta e i sessant'anni. Insieme a loro, tanti giovani, spinti anche da una maggiore sensibilità verso lo spreco alimentare. "Il nostro nasce come progetto contro lo spreco", spiegano. "Ma è evidente che intercetta anche la povertà alimentare. E quella c'è e ce n'è tanta". Quello che accade a Porta Palazzo non è una novità. Sono tanti anni che se ne parla di questo fenomeno, ed è già stato affrontato nelle nostre pagine, ma è sempre giusto ricordare cosa succede quando si decide di guardare dall'altra parte.
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