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La storia
24 Marzo 2026 - 05:30
Vota alla sezione 101 dell'istituto primario Mazzini di corso Orbassano, quasi quanto i suoi anni. Annamaria Perno, cento anni compiuti il 28 ottobre scorso, esattamente come 80 anni fa, si è recata ieri mattina alle urne.
«Allora non avrei neanche potuto farlo», ammette. Non aveva infatti ancora ventuno anni, li avrebbe compiuti qualche mese dopo, ma con un piccolo imbroglio riuscì non solo a votare per la prima volta, ma a essere pure scrutatrice alle elezioni del giugno 1946. Decreto n.74 del 10 marzo 1946.
Se lo ricorda bene perché, grazie al decreto n.74 del 10 marzo 1946, era la prima volta che alle donne era consentito il voto, in occasione delle prime elezioni amministrative postbelliche.
Da staffetta partigiana nella brigata di Giuseppe Perotti, uno dei fucilati del Martinetto, Annamaria ricorda ancora vividamente tutte le volte che è stata «messa al muro», dice. Faccia al muro perché perquisita, o accusata di essere traditrice della Patria durante gli anni della Resistenza. Trasportava messaggi, armi, stampa clandestina e viveri, muovendosi in bicicletta o a piedi tra i posti di blocco nazifascisti, rischiando la vita per garantire il rifornimento e le comunicazioni.
Ne ha tante da raccontare Annamaria. Come quando, appena finita la Seconda guerra mondiale, aveva contratto la pleurite. «Il dottore mi aveva dato solo sei mesi di vita. Ora quel medico è morto, e io sono ancora qui», ridacchia. Un altro episodio in cui un dottore le aveva dato poche speranze era stato prima della nascita del figlio Paolo: «E' arrivato di grazia», commenta.
Nata ad Alba e trasferitasi da bambina a Torino. Figlia di un carbonaio, sotto la Mole ha lavorato prima presso uno studio di avvocati ebrei, De Benedetti e Fubini, ma la madre, preoccupata per che il governo fascista potesse colpirla, la finse malata. Poi alla Lancia, impiegata d'ufficio, infine in Comune.
Oggi Annamaria vive a Santa Rita e ha raggiunto il prestigioso traguardo del secolo di vita, festeggiato il 28 ottobre.
Due i suoi matrimoni: il primo appena terminata la guerra, col marito scampato al campo di concentramento di Dachau; il secondo, con un ufficiale della Marina. E tanti spasimanti che le hanno fatto la corte in gioventù.
Ha vissuto gli anni duri della guerra e scampava ai bombardamenti grazie al suo gatto. «Se ne accorgeva prima e andava in rifugio. Quello era il segnale anche per me», racconta, con dovizia di dettaglio. «È da quando ho due anni che mi dicono che sono una chiacchierona», aggiunge. Un percorso lungo, quasi incredibile, accompagnato da ricordi nitidi e da una forza che non sembra essersi mai spenta.
Come ha fatto a raggiungere questo compleanno a tre cifre? «Non saprei, forse l'incoscienza. Non ho mai avuto paura», afferma decisa, prima di lasciare il seggio elettorale sotto il braccio fidato del figlio.
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