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Lotta ai clan

Torino, sequestro da mezzo milione a un condannato per 'ndrangheta

Una vita troppo lussuosa per il reddito dichiarato: la Finanza scopre un traffico di alcol e sigaretta

Operazione della Guardia di Finanza a Chivasso: acquisiti documenti a Palazzo Santa Chiara e alla Pro Loco

Immagine di repertorio

La malavita colpita dove fa più male: nel portafoglio. A Torino, oggi 25 marzo 2026, un sequestro patrimoniale colpisce un uomo già condannato per associazione mafiosa legata alla 'ndrangheta. È l’ennesima conferma di una regola semplice e difficile insieme: per disinnescare il potere criminale, bisogna togliere ossigeno ai suoi soldi. E allora la domanda sorge spontanea: che cosa vale di più per spezzare la catena del crimine, un arresto o un sequestro che prosciuga i flussi finanziari?


Il sequestro, pari a circa 500mila euro in beni, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura. Gli accertamenti patrimoniali del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno messo in fila numeri e incongruenze: una evidente sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi dichiarati dall’uomo e dal suo nucleo familiare.

Nel perimetro dei beni congelati figurano immobili, beni mobili registrati e rapporti finanziari riconducibili al condannato. Non un dettaglio amministrativo, ma l’esito di un’analisi che segue il denaro come il filo di Arianna, fino a riportare alla luce la genesi sospetta di ricchezze cresciute troppo in fretta.

L’uomo - di cui la nota della Guardia di Finanza non fornisce l'identità - è già stato condannato per diversi reati: lesioni, furto, detenzione illegale di armi, tentata estorsione e contrabbando. Soprattutto, la magistratura lo ha riconosciuto come promotore e organizzatore di un’articolazione territoriale della 'ndrangheta nel Basso Piemonte. Per queste vicende è intervenuta nel 2024 una condanna definitiva: un sigillo giudiziario che dà oggi più forza all’azione di contrasto patrimoniale.

Le indagini hanno ricostruito l’operatività di un’associazione per delinquere attiva tra Piemonte e Liguria, dedita al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e bevande alcoliche. Secondo gli inquirenti, i proventi – ingenti – sarebbero poi confluiti proprio nel patrimonio ora sotto sequestro. Dove finiscono i soldi del contrabbando? La risposta, in questo caso, è nei conti e nei beni che la Finanza ha appena congelato.


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