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Il caso
03 Aprile 2026 - 18:21
L’inchiesta sui rifiuti partita dai sequestri di due impianti torinesi si allarga e potrebbe toccare anche grandi opere infrastrutturali. A una settimana dal sequestro dei siti di via Reiss Romoli e strada Bellacomba, gli investigatori non escludono sviluppi "a macchia di leopardo", con possibili collegamenti al subappalto per il prolungamento della metropolitana 1 da Collegno a Cascine Vica e all’inchiesta Echidna sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nei cantieri dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia.
Sono dieci le persone indagate nell’ambito dell’operazione "Millennium", condotta dai carabinieri del Noe di Torino insieme ai colleghi del reparto per la tutela ambientale e la sicurezza energetica di Milano. Al centro dell’indagine, la gestione di rifiuti speciali legata alla bonifica dei cantieri del futuro Parco della Salute.
Secondo gli inquirenti, oltre 200mila tonnellate di terre e rocce da scavo, in alcuni casi contaminate, sarebbero state movimentate e stoccate con autorizzazioni "non conformi all’attività effettivamente svolta". I materiali sarebbero stati conferiti in impianti non idonei, trattati in modo irregolare e poi reimmessi sul mercato come recuperati grazie a certificazioni false.
A far emergere i sospetti sono soprattutto i conti: il prezzo pattuito per il trattamento dei rifiuti sarebbe stato di circa 7 euro a tonnellata, a fronte di costi reali stimati fino a 60 euro, a seconda del livello di contaminazione. Una forbice che, per gli investigatori, renderebbe sostenibile l’attività solo attraverso pratiche illecite.
Il tutto era oliato da documenti amministrativi e analitici "di comodo" in modo da eludere i controlli di Arpa e Spresal. Tra gli indagati anche un consulente ambientale, accusato di aver ottenere alla ditta di smistamento le autorizzazioni non conformi all'attività effettivamente svolta.
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