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Caterina Radio Clandestina: il racconto delle voci e delle speranze dai campi di prigionia

Fiorenza Pistocchi scrive la storia dimenticata degli Internati Militari, dove una radio segreta diventa simbolo di futuro per i prigionieri italiani

Caterina Radio Clandestina: il racconto delle voci e delle speranze dai campi di prigionia

La memoria della Resistenza si arricchisce di una nuova voce narrativa con Caterina Radio Clandestina, il romanzo di Fiorenza Pistocchi pubblicato da Neos Edizioni. Un’opera che riporta alla luce una pagina a lungo trascurata della storia italiana: quella degli Internati Militari Italiani, protagonisti di una forma di resistenza silenziosa ma determinata all’interno dei campi di prigionia nazisti.

Ambientato in Germania nel giugno del 1944, il romanzo racconta la quotidianità di migliaia di soldati italiani rinchiusi dopo l’8 settembre 1943. Privati dello status di prigionieri di guerra e sottoposti a condizioni durissime, questi uomini si trovarono davanti a una scelta cruciale: aderire alla Repubblica Sociale Italiana oppure rifiutare. Circa 650mila di loro optarono per il rifiuto, pagando con la prigionia, il lavoro forzato e, in molti casi, la vita.

Al centro della narrazione emerge un simbolo potente: Caterina, una radio clandestina costruita con materiali di fortuna e nascosta tra le baracche. Più che un semplice oggetto, diventa un vero personaggio, capace di tenere accesa la speranza. Grazie a essa, i prigionieri riuscivano a conoscere l’andamento della guerra e l’avanzata degli Alleati, rompendo l’isolamento imposto dalla reclusione.

Il romanzo intreccia le vicende di figure storiche realmente esistite, come Giovannino Guareschi, Gianrico Tedeschi e Alessandro Natta, insieme ad altri protagonisti della cultura italiana del Novecento. Accanto a loro, la voce narrante di Francesco – personaggio di finzione – offre uno sguardo interno e tormentato, incarnando il conflitto morale di chi, per sopravvivere, accetta di spiare i propri compagni.

Pistocchi costruisce così un racconto che unisce rigore storico ed emozione, mettendo in luce una forma di resistenza fatta non di armi, ma di scelte, solidarietà e dignità. Nei campi di prigionia, tra fame, violenze e privazioni, molti internati trovarono nella cultura, nell’ingegno e persino nell’ironia gli strumenti per restare umani.

Tra le storie più significative emerge anche quella dei piemontesi Bartolomeo Carlo Martignago e Oliviero Olivero, che resero possibile la costruzione della radio clandestina. Un’invenzione fragile ma decisiva, capace di restituire ai prigionieri un contatto con il mondo esterno e, soprattutto, con la libertà.

Caterina Radio Clandestina (152 pagine, prezzo 16 euro) si inserisce nella narrativa storica contemporanea, offrendo al lettore una riflessione profonda sul valore della memoria e della responsabilità individuale.

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