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«Il Corvo Rosso lo salviamo noi». La storica birreria riaprirà in estate
Il Corvo Rosso non sparirà. La storica birreria di via Giachino, chiusa da qualche mese, è stata rilevata e riaprirà nei prossimi mesi. A scommettere sul rilancio di una delle prime birrerie nate a Torino, sono due giovani imprenditori, Eddy Farcas e Roby Ambrinos, rispettivamente 28 e 30 anni, che stanno per cominciare i lavori per riaprire il locale tanto caro non solo agli abitanti del quartiere ma agli amanti della vita notturna torinese in generale.
I due soci sono giovani ma già esperti: nel 2022 hanno aperto La Mole Pub e l’anno successivo il ristorante Punto Mole. Ora la nuova avventura. «I problemi della zona non ci preoccupano - spiega Eddy Farcas - se un’attività lavora bene, attira clienti “sani” e contribuisce a tenere il quartiere libero da malintenzionati. In Torino bisogna credere e investire e noi giovani dobbiamo essere i primi a dare l’esempio visto che è in questa città che vivremo il nostro futuro». Il Corvo Rosso ha una storia ma anche gli acciacchi dell’età. «Nel locale ci sono dei problemi strutturali - spiega Farcas - che sono stati anche alla base della sua chiusura, in quanto non c’era accordo tra il precedente gestore e il proprietario su chi dovesse farsi carico delle ristrutturazioni. Noi abbiamo saputo delle difficoltà e abbiamo deciso di subentrare, acquistando sia i muri che la licenza». Ovviamente, la prima cosa che i clienti vogliono conoscere è la data di riapertura. «Bella domanda - sorride Farcas - i lavori inizieranno a fine mese ma come si può intuire non dipende tutto da noi, visto che siamo nelle mani della burocrazia. La speranza sarebbe quella di riaprire in tempo per intercettare due eventi come il Kappa e i mondiali di calcio, che potrebbero portare tanti clienti in un locale come questo. Speriamo di farcela». Il Corvo Rosso sarà però molto diverso da quello conosciuto da tanti anni. «Gli interni saranno completamente rifatti - anticipa Farcas - e avranno uno stile industriale. Ovviamente ne conserveremo la vocazione come birreria ma lo apriremo anche per l’orario di pranzo». Quello che potrebbe far storcere il naso ai “puristi” è però un altro particolare: «Siamo indecisi se conservare il nome o adottare quello degli altri nostri locali. In passato lo abbiamo sempre cambiato ma ci rendiamo conto che in questo caso si parla di un’insegna storica. Potremmo cercare di “fondere” i due nomi in qualche maniera ma per ora sono ancora solo idee, dobbiamo valutare bene cosa fare».
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