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Il colloquio

Il vescovo di Ivrea a Bosconero: “Doverose dimissioni durante le indagini”

Monsignor Daniele Salera ieri ha officiato le cresime dei parrocchiani di Don Mario Viano

Il vescovo di Ivrea a Bosconero: “Doverose dimissioni durante le indagini”

Entra in chiesa, a Bosconero, alle 10.15 circa, un abito viola, un diacono ad accompagnarlo. Monsignor Daniele Salera.

Nato a Roma, il 23 luglio del 1970, a dicembre 2024 l’ingresso nella Diocesi di Ivrea come vescovo: succeduto a Monsignor Edoardo Aldo Cerrato.

Nel 2022 è stato nominato vescovo ausiliare di Roma da Papa Francesco.

Ieri era a Bosconero, nel Canavese, il paese al centro dell’attenzione mediatica dopo i fatti che riguardano Don Mario Viano, il parroco che è indagato dopo che in canonica sono stati ritrovati duecento grammi di erba.

È toccato a Salera il compito di cresimare una dozzina di ragazzi e ragazze: la chiesa era piena, tutti gli spazi a sedere occupati, in tanti in piedi, un rispettoso silenzio. Nessuna parola durante la cerimonia su Don Mario.

Al termine, raggiunto nella sacrestia dietro l’altare ha spiegato che «in un momento di indagini è normale che una persona che ricopre un incarico venga momentaneamente sospesa fino a che non vengono chiariti tutti gli aspetti relativi ai fatti».

Però, come gli viene fatto notare, nel caso di Don Mario non si può parlare di auto-sospensione. Perché il parroco, molto amato in paese e non solo, è stato inviato a dimettersi. Dimissioni rassegnate nelle mani proprio di Monsignor Daniele Salera.

È a lui che i parrocchiani - e i sostenitori - di Don Mario hanno intenzione di rivolgersi, per chiedere di riavere Viano. E per ieri erano attese contestazioni. Che non ci sono state.

«Durante le indagini la comunità di Bosconero ha diritto ad avere le sue celebrazioni. Qualcuno che le officii». Fuori dalla chiesa, mentre Salera officiava le cresime dei giovani, i fedelissimi di Don Mario hanno appeso uno striscione con scritto «io sto con Don Mario».

A riprova, ancora, della volontà di poter vedere tornare il loro prete, quello che tutti definiscono come «fuori dal comune, con un cuore immenso e la capacità di avvicinare le persone, anche quelle che non praticano e non vanno a messa».

Non è stato facile, sicuramente, per Salera: i cresimandi poco prima di iniziare la cerimonia hanno preparato anche un disegno per Don Mario «so che sono molto legati al parroco. Matrimoni spostati? Non ne sapevo nulla».

All’uscita della chiesa è salito su una berlina elegante, al posto del passeggero. Dietro, sullo sfondo, lo striscione appeso e i tanti che aspettano di vedere Don Mario anche solo attraverso le finestre della canonica.

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