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«Truffatori come i boss»: un protocollo per riscuotere le pene pecuniarie

L'intesa siglata da Procura generale presso la Corte d'appello, Tribunale di sorveglianza, Comando regionale Piemonte-Valle d'Aosta della Finanza e "Scico"

La firma del protocollo

La firma del protocollo

Migliorare l'esecuzione delle sanzioni pecuniarie tramite la condivisione delle informazioni e l'utilizzo di strumenti informatici come ad esempio "Molecola", il software-detective che scova i criminali in Italia. E' l'obiettivo del protocollo d'intesa siglato oggi, martedì 28 aprile, dalla Procura generale presso la Corte d'appello di Torino, dal Tribunale di sorveglianza, dal Comando regionale Piemonte-Valle d'Aosta della Guardia di finanza e dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) delle "fiamme gialle". Presenti la procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, il presidente del Tribunale di sorveglianza, Marco Viglino, il comandante regionale Piemonte-Valle d'Aosta della Guardia di finanza, Giovanni Abitabile, e Antonio Quintavalle Cecere, generale e comandante del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza. Il protocollo segue un memorandum operativo già firmato a luglio 2022 e punta a migliorare le procedure di esecuzione delle sanzioni pecuniarie. Tra gli obiettivi anche l'accertamento economico-finanziario dei condannati e delle loro disponibilità patrimoniali, per garantire l'effettiva esecuzione dei provvedimenti, comprese eventuali confische. 

«Non facciamo distinzioni tra truffatori e mafiosi, il protocollo - ha sottolineato Lucia Musti - è volto a riscuotere le pene pecuniarie in quella fase in cui "i nodi vengono al pettine", quando si portano ad esecuzione le sentenze e si cerca di conseguire con efficienza il recupero di sanzioni economiche nei confronti del condannato. La pena di maggiore efficacia e punitiva per colui che incappa nelle maglie della giustizia è nell'aggressione patrimoniale. Il protocollo nasce dall'esigenza pratica di evitare che le pene pecuniarie restino sulla carta in conseguenza di strategie evasive dei condannati». In Italia negli ultimi cinque anni (dati relativi al periodo 2019-2024) a fronte di un carico di pene pecuniarie da riscuotere che ammonta a oltre cinque miliardi di euro è stata riscossa solo una piccola parte, il 3 percento

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