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Il processo
01 Maggio 2023 - 09:01
Avrebbe prelevato dal conto corrente della madre oltre 32mila euro in veste di amministratrice di sostegno e ne avrebbe fatto perdere le tracce. Per questi fatti, commessi per quasi un anno da aprile 2018 e almeno fino a febbraio 2019, una donna è finita a giudizio con l’accusa di peculato, a seguito di un’indagine nata su impulso del giudice tutelare e dell’attuale amministratrice di sostegno dell’anziana. Inoltre la procura ora ipotizza il sequestro di persona a carico dell’imputata, accusata di tenere la madre “sotto chiave” e di non farla vedere né agli altri familiari, né all’avvocata che oggi amministra il suo patrimonio.
Quest’ultima è stata chiamata a raccogliere il testimone quando il giudice tutelare si è accorto che mancavano i rendiconti relativi al 2018. Ogni anno, infatti, gli amministratori sono obbligati a depositare delle “pezze d’appoggio” dove vengono indicate le entrate e le uscite dei conti correnti su cui operano, somme che per evitare abusi devono rimanere al di sotto di una certa soglia.
A insospettire la professionista sono stati i prelievi al bancomat effettuati da aprile 2018: ben al di sopra della media e della soglia consentita, per un totale di oltre 32mila euro in dieci mesi. Denaro che pare essersi volatilizzato. Questi rilievi sono stati messi nero su bianco in una memoria consegnata al giudice tutelare, poi trasmessa in procura e che ha dato abbrivio all’indagine. Nel processo, oggi in fase di dibattimento, l’anziana è parte civile ed è assistita dall’avvocata Anna Baldacci. Nell’ultima udienza l’attuale amministratrice di sostegno è stata sentita come testimone. La professionista ha riferito delle richieste che la figlia dell’anziana le avrebbe rivolto dopo la “staffetta” nell’amministrazione del patrimonio della madre. «Mi telefonò diverse volte usando toni poco educati. Mi disse che eravamo intercettati e che non dovevamo usare i mezzi di comunicazione», ha raccontato. L’amministratrice ha anche parlato dei contatti con l’anziana ritenuta incapace. «Ho avuto un solo contatto con la signora, nell’atrio del condominio in cui vive. Non ha nemmeno il medico di base a Torino. Altri familiari invece mi hanno segnalato per iscritto che non riuscivano a mettersi in contatto con lei». L’imputata avrebbe sbattuto la porta in faccia anche agli addetti dei servizi sociali, mandati più volte a casa per accertare le condizioni dell’anziana, con l’unica eccezione dei carabinieri mandati a marzo su chiamata di un familiareo. A parte la figlia, infatti, nessuno ha notizia delle sue condizioni di salute.
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