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Tra storia e memoria

Gaza, il futuro ha un cuore antico: in mostra alla Fondazione Merz millenni di arte e archeologia

Un viaggio tra reperti egizi e visioni contemporanee

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"GAZA, il futuro ha un cuore antico", la mostra alla Fondazione Merz

Torino si conferma centro di riflessione globale sul valore del patrimonio culturale con l’apertura, presso la Fondazione Merz, della mostra internazionale "GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo". L'esposizione, visitabile a partire da oggi e fino al 27 settembre, nasce dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art e d’histoire di Ginevra, con l’assenso dello Stato di Palestina e il sostegno del CIPEG. Attraverso un dialogo inedito tra archeologia e arte contemporanea, il progetto restituisce la profondità storica di Gaza, crocevia millenario di scambi tra Africa, Asia e Europa, sottraendola a una narrazione limitata alla sola cronaca bellica.

Il percorso espositivo mette in relazione circa ottanta reperti archeologici – dall’età del bronzo al periodo ottomano – provenienti dalle collezioni di Ginevra e dell'Egizio, con le opere di sette artisti contemporanei palestinesi e internazionali: Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. A completare la narrazione, una selezione di fotografie storiche dell’archivio UNRWA documenta la vita e i paesaggi di un territorio la cui memoria materiale è oggi gravemente minacciata.

La mostra si articola in quattro sezioni tematiche. La prima, "Passato, presente e futuro in pericolo", affronta il trauma della distruzione del patrimonio, inteso non solo come perdita di monumenti, ma come ferita inferta alle comunità che quegli spazi abitavano. Le sezioni successive ricostruiscono il ruolo di Gaza come ponte commerciale e culturale, evidenziando la produzione del celebre "vino di Gaza" e la fitta rete di influenze reciproche con l'antico Egitto e la Grecia. Le opere contemporanee agiscono come materia viva: il neon di Khalil Rabah accoglie i visitatori sollecitando una riflessione consapevole, mentre i film di Wael Shawky rileggono le Crociate attraverso marionette in vetro.

La memoria domestica emerge nei collage di Samaa Emad e nel lavoro di Mirna Bamieh, dove limoni e radici evocano un dolore stratificato. Il legame spirituale con la terra è invece affidato ai semi di Vivien Sansour e ai fragili "ex voto" in cera di Dima Srouji. Curata da un comitato che include, tra gli altri, Beatrice Merz e Christian Greco, la mostra è arricchita, inoltre, da un fitto calendario di eventi: talk, workshop di cucina gazawi, momenti musicali e una retrospettiva del regista Kamal Aljafari al Museo Nazionale del Cinema. Il 16 maggio, in occasione del Salone del Libro, verrà inoltre presentata la "Storia di Gaza" di Jean-Pierre Filiu, confermando l'impegno corale della città nel proteggere la memoria di una civiltà millenaria.

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