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Harry rimpiange la mamma
Con Diana una vita diversa

Diana nel cuore di Harry: il dolore che ha segnato la sua vita, il rifiuto della famiglia reale e l'impegno con Meghan

Harry rimpiange la mammaCon Diana una vita diversa

Il principe Harry

Come sarebbe stata la sua vita se sua madre fosse ancora viva? Nessuno può saperlo, ma quel passaggio tragico ha segnato profondamente il principe Harry che a quasi trent'anni di distanza non smette di ricordare Lady Diana e il suo profondo dolore. Lo ha fatto anche nella sua recente visita in Australia insieme a Meghan, altra figura femminile forte nella sua vita.

La mente torna all'estate del 1997, quando Diana stava frequentando Dodi Al Fayed. Erano insieme nella notte di Parigi, e insieme hanno trovato la morte sotto il Pont de l'Alma. Solo un paio di settimane dopo, il 15 settembre, avrebbe festeggiato il compleanno del suo secondogenito che stava per arrivare a 13 anni e invece è cambiato tutto, in peggio.

Lo ha ricordato, Harry, sul palco del Melbourne Park nell'ambito del InterEdge Summit, a tutti quelli che sono accorsi per ascoltarlo. E ha spiegato che già all'epoca per lui far parte della Royal Family era diventato un peso: «Quando mia madre è morta, poco prima del mio tredicesimo compleanno, ho pensato: non voglio questo lavoro, non voglio questo ruolo. Ovunque porti oil fatto di appartenere alla famiglia reale non mi piace, ha provocato la morte di mia madre. E all'epoca accettavo la mia posizione».

Con voce commossa, ha anche spiegato come ha reagito: «Per anni ho tenuto la testa sotto la sabbia per anni, non ne volevo sapere. Poi con il tempo ho cambiato modo di vedere le cose, ho pensato: se qualcun altro fosse al mio posto, come sfrutterebbe i miei mezzi, la mia visibilità, le mie risorse per fare la differenza nel mondo? E soprattutto, mia madre, cosa vorrebbe che facessi?Mi sono reso conto che aiutando gli altri, avrei aiutato anche me stesso. L'ho visto in tante persone e vissuto sulla mia pelle». In tutto questo lo aiuta Meghan: «Io e mia moglie, attraverso il lavoro che facciamo, siamo felici, perché trascorriamo del tempo insieme, incontriamo delle persone incredibili, scopriamo dei posti straordinari. Quel senso di servizio, di dono di sé, sono le stesse ragioni che hanno portato alla nascita degli Invictus».

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