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Palcoscenico

Eva Robin’s: «Sì, grazie al teatro sono diventata una femme fatale»

“Le serve”, il capolavoro di Jean Genet, in scena a Torino

Le serve

Eva Robin’s con Beatrice Vecchione e Matilde Vigna

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Martedì 27 febbraio il Teatro Gobetti di Torino si prepara ad accogliere “Le serve”, capolavoro di Jean Genet nella traduzione di Monica Capuani e nell’adattamento e regia di Veronica Cruciani. Lo spettacolo, in scena fino al 3 marzo, vede sotto i riflettori, nel ruolo di Madame, Eva Robin’s, icona pop del transgender dall’originale percorso teatrale. La pièce si rifà al testo di Genet del 1947, un perfetto congegno metateatrale liberamente tratto da un fatto di cronaca che sconvolse la Francia negli anni Trenta. Le protagoniste sono due sorelle - le serve - che, in un rapporto di amore e odio verso la loro padrona, Madame, ogni sera mettono in scena un rituale in cui la impersonano e la uccidono.

Nei panni di Solange e Claire, Beatrice Vecchione e Matilde Vigna, due giovani attrici cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino. Un’opera potente e disturbante originale nell’allestimento di Veronica Cruciani, con un cast di grande talento, è un’occasione imperdibile per immergersi in un universo di passioni, contraddizioni e interrogativi.


In questa versione, infatti, la vicenda viene trasposta in una città contemporanea, dove i temi del potere, del genere e delle disuguaglianze risultano amplificati. Madame, una femme fatale d’epoca, smagliante e giovane, diventa un’icona di perfezione irraggiungibile, mentre le serve, rinsecchite e goffe, arrivano a odiare la loro padrona ma allo stesso tempo a desiderarla.
«Ho affrontato questo personaggio ispirandomi alle donne fatali degli anni 40 - ha confidato Eva Robin’s - e seguendo anche le indicazioni di Veronica (la regista, ndr) che mi aveva dato delle letture di Genet e dei film che avevo già visto tipo “Viale del tramonto”, per poi ribaltare tutto perché alla fine il personaggio risultava essere una sorta di Crudelia De Mon. Per cui l’abbiamo abolita e abbiamo creato un altro tipo di donna. Io sono cresciuta in mezzo a gente molto semplice - conclude - : mia mamma e mia nonna erano contadine quindi sono diventata grande con l’ideale di una donna fatale, ma non lo ero».

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