l'editoriale
Cerca
Storia & Società
14 Aprile 2026 - 09:00
Certe etichette non scoloriscono: restano nitide, quasi un marchio a fuoco. “Il gerarca intellettuale”, “l'uomo migliore del regime fascista”. Che cosa rende attuale un libro “scomodo” nato nel 1976 e riproposto oggi, in tempi di pensiero unico dominante (e dunque conformista)? Forse il coraggio di guardare il Ventennio attraverso la lente della complessità, di raccontare la storia tramite i suoi personaggi. A distanza di cinquant'anni, torna in edizione Bur “Giuseppe Bottai, l'uomo migliore del regime” di Giordano Bruno Guerri, biografia divenuta un classico proprio perché rifiuta le semplificazioni.
Nel 1976 fu la Feltrinelli, all'epoca vicina alla sinistra extraparlamentare, a pubblicare il volume con il titolo “Giuseppe Bottai. Un fascista critico”. Una scelta editoriale che dice molto del clima del tempo: Giangiacomo Feltrinelli era morto quattro anni prima, nel tentativo di far saltare in aria un traliccio. Oggi Bur riprende quel lavoro e ne propone una nuova edizione che non attenua gli spigoli: semmai, li mette meglio a fuoco. Il risultato è un ritratto che continua a interrogare il lettore, in controluce delinea una rigorosa analisi del periodo fascista, letto come tappa della storia italiana ed elemento forse essenziale del carattere di un popolo.
Giovane futurista, fondatore del fascio romano, deputato e primo presidente dell'INPS fascista, governatore di Roma e di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni e poi ministro dell'Educazione nazionale: la carriera di Giuseppe Bottai attraversa, da protagonista, la parabola del Ventennio. Passato alla storia come “il gerarca intellettuale”, fu indicato anche come “l'uomo migliore del regime fascista”. Un paradosso? Non per chi ne studiò la traiettoria: Bottai condivise temi e politiche del fascismo, ma ne criticò a più riprese la piega autoritaria, il “mussolinismo” come deriva personalistica. Insieme a Giovanni Gentile – che era un accademico, un filosofo – fu, nel senso moderno, l'unico “intellò” capace di tenere insieme prassi e riflessione, governo e progetto culturale.
Il nodo della biografia si stringe attorno al 25 luglio, quando, “con un voto a sorpresa (e anche un po' a tradimento), Bottai contribuì a far cadere il Dux, decretando la fine del regime" come scrive ItaliaOggi. Un gesto politico e morale che lo rese subito un bersaglio: nella stagione del crollo, i conti si presentano in fretta. Eppure è proprio lì che il profilo di Bottai si fa più contraddittorio e umano: non c'è autoassoluzione, semmai la consapevolezza di errori e omissioni.
Sottrattosi alla caccia dei nazisti e degli ex camerati, Bottai scelse la via più improbabile: arruolarsi nella Legione Straniera sotto falso nome. Uno pseudonimo bellicoso e futurista, Andrea Battaglia, come se il passato cercasse di darsi una regola nuova attraverso il combattimento. Perché? “Per espiare la colpa di non essersi opposto” con sufficiente determinazione agli errori del Regime, e per combattere i tedeschi, ma non gli italiani. Un'idea di espiazione che sa di romanzo e di ferro.
Guerri non indulge né alla demonizzazione sommaria né alla riabilitazione nostalgica. Restituisce “l'uomo Bottai” come attivissimo organizzatore culturale e sensibile pensatore, ma senza rimuovere responsabilità e ambiguità. Il suo metodo è chirurgico: mette in fila atti, ruoli, documenti; li confronta; li soppesa sul piano politico e su quello morale. Così il ministro delle Corporazioni diventa il laboratorio di un'idea di Stato che tenta la via corporativa; il ministro dell'Educazione nazionale, l'architetto di una scuola pensata per plasmare cittadini prima ancora che sudditi.
Rileggere oggi un “fascista critico” può apparire un esercizio di archeologia. Non lo è. In tempi di pensiero unico dominante il caso Bottai ricorda che la storia è una materia ruvida, che graffia chi prova ad accarezzarla nel verso sbagliato. La nuova edizione Bur riporta al centro un personaggio capace di parlare anche al presente: l'intellettuale dentro la macchina del potere; il funzionario che sa pensare; l'uomo che, al momento di scegliere, cambia strada e paga un prezzo personale altissimo. È una biografia che obbliga a tenere insieme colpa, responsabilità, coraggio e tardivo ravvedimento. E che ci chiede, senza urlare: quale memoria vogliamo, se non quella che ci mette a disagio?
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Walter Altea
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..