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Acqua potabile, l’Ue avvia una procedura di infrazione contro l’Italia

Contestata la mancata trasposizione delle norme su sicurezza e qualità. Rapporto Ispra rivela: solo il 43,6% dei fiumi e laghi italiani raggiunge uno stato ecologico "buono".

Acqua potabile, l’Ue avvia una procedura di infrazione contro l’Italia

La Commissione Europea ha ufficialmente avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, contestando il recepimento non corretto della direttiva UE sull’acqua potabile. Secondo l’esecutivo di Bruxelles, la normativa interna presenta ancora "diverse carenze" che mettono a rischio gli standard di sicurezza e qualità richiesti dai trattati comunitari.

Il richiamo dell’Europa non è solo formale, ma tocca punti critici della gestione quotidiana. Tra le mancanze segnalate figurano la limitazione della valutazione dei rischi nei sistemi domestici e l'assenza di obblighi informativi adeguati per le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile. L’Italia ha ora due mesi di tempo per correre ai ripari ed evitare che l’iter prosegua verso il parere motivato e le conseguenti sanzioni.

Parallelamente al richiamo di Bruxelles, l'Ispra ha pubblicato il rapporto "Lo stato delle acque in Italia", che fotografa una situazione complessa. Sebbene le acque sotterranee godano di una salute discreta (l'80% è in stato quantitativo buono), i corpi idrici superficiali come fiumi e laghi mostrano segnali di sofferenza: solo il 43,6% raggiunge un livello ecologico soddisfacente.

A pesare sulla qualità dell'acqua sono soprattutto l’agricoltura, gli scarichi urbani e le opere di difesa idraulica. Maria Alessandra Gallone, Presidente di Ispra, ha sottolineato come la tutela dell’acqua sia una "priorità nazionale" e una leva strategica per salute ed economia, specialmente in un contesto di cambiamento climatico che non permette più rinvii nelle politiche di prevenzione.

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