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Tiraci tu che ci attacchi

Bocce
Poi parleremo anche delle bocciofile, ultime simil-piole rimaste, ma oggi parliamo delle bocce, gioco antichissimo (la più antica testimonianza è del 7000 A.C.) ma sempre meno praticato. Anche qui Torino vanta uno dei suoi tanti primati: la più antica federazione (l’Unione Bocciofila Piemontese) nacque da noi nel 1898.

Le bocce antiche erano sassi sferici levigati, poi per secoli dominò il legno stagionato. Solo nel ‘900 arrivarono le bocce sintetiche (mix di segatura e resina) e dopo di esse le metalliche. Nella specialità di raffa oggi si gioca con bocce di plastica policrome su un fondo di tartan, mentre in quella “al volo”, ossia la più praticata in Piemonte, il fondo è ancora di sabbia o terra battuta, e le bocce di metallo.

Mette un po’ di malinconia veder giocare, nella bella stagione, solo capelli bianchi. Quand’ero gagno io ogni piola aveva il suo campo e giocavano tutti, vecchi e giovani. I viali intorno a Piazza d’Armi erano un gioco da bocce continuo: un campo, un tronco per traverso, un altro campo, un altro tronco... e capannelli intorno.

Quello era il gioco più intrigante: ogni campo aveva il suo terreno irregolare con avvallamenti, leggere pendenze, segreti “da capire” e sfruttare per gli accostamenti. La boccia corta aveva “ël fià curt” e quella lunga “a l’avìa mangià trop”. Quando il punto era imprendibile scattava il “tirie tì che tij tàche” e tutti ammiravano la bocciata al volo, momento magico perché il puntatore era apprezzato, ma il bocciatore era il bomber, il centravanti, il divo. Vedo queste atmosfere tramontare insieme a quelle fumose del biliardo, e penso a come è stata breve la giornata.

collino@cronacaqui.it
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