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IL COMMENTO
24 Marzo 2024 - 05:30
Appena arrivata la notizia dell’attentato alla Crocus City Hall di Mosca e la rivendicazione dell’Isis - 143 morti al momento di andare in stampa - Olga Malkovska, portavoce della comunità ucraina a Torino e in Piemonte ha subito pensato a un precedente. «Putin ha già scatenato l’inferno per il terrorismo in Cecenia».

E, a caldo, Olga non si preoccupa tanto delle prime rivendicazioni del ministro Medvedev, che ha visto in Kiev e nei leader della “resistenza ucraina” a partire da Volodymyr Zelensky, il primo colpevole. «Se vogliamo vista dai confini dell’Europa è ancora peggiore lo scenario, a partire dal 1999 la Cecenia e il terrorismo islamico sono stati uno dei “cavalli di battaglia” dell’allora ministro e, oggi, presidente della Russia, Vladimir Putin». E la ricostruzione “storica” la fa lei rievocando proprio uno degli episodi che, all’epoca dei primi attentati islamisti in Russia e a Mosca, avevano scatenato la prima controffensiva di Putin. Che ha prodotto, poi, due “guerre civili” anche all’ora nel cuore dell’Europa. «Vi ricordate gli attentati a Mosca dei cosiddetti “sacchi di zucchero”?». Detta così ricorda poco. Bisogna, infatti, tornare tra luglio e agosto 1999 e all’annuncio dell’allora presidente Boris Eltsin sulla nomina di Vladimir Putin a primo ministro prima che la Russi fosse sconvolte da una serie di attentati. Da Ryazan a Mosca. «Da lì partì una controffensiva di Putin che l’Europa dovrebbe ancora ricordare».

Certo dopo che si scoprisse come sui sacchi dell’esplosivo fosse riportata la scritta “zucchero”. I servizi segreti parlarono di una «esercitazione» poi Putin scatenò l’inferno. E secondo chi ha conosciuto, due anni fa, l’orrore della guerra e dell’invasione in Ucraina, anche dietro al massacro di venerdì potrebbe esserci, se non un complotto, almeno la scusa per spostare la guerra un passo più in là. Alle porte dell’Europa. «La Polonia e i Paesi al confine con l’Ucraina - senza dimentcare il nord dell’Europa - credo che sentano già da tempo il fiato sul collo». Per questo le prime accuse mosse a Kyiev da Medvedev potrebbero essere solo il primo soffio di venti di guerra. «L’Isis ha rivendicato l’attentato e ora Putin ha tutti gli elementi per costruire lo scenario della sua “cartolina” perfetta per trovare un colpevole o un capro espiatorio. A partire dall’Ucraina». Ed è questo, al momento, cha fa più paura. «Non solo per le sorti che continua ad avere la guerra ma anche per quelli che possono essere gli scenari internazionali - interni all’Europa e alla Nato - sulla risposta che verrà data al ritorno del terrorismo islamico in Russia».

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