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La famiglia nel bosco: rifugio o reato? Ecco cosa non si perdona a quei genitori

Scontro tra moralismi e voyeurismo mediatico: come una famiglia nel bosco mette in discussione la società dei consumi e l'ossessione per gli schermi

La famiglia nel bosco: rifugio o reato? Ecco cosa non si perdona a quei genitori

La famiglia nel bosco. È un titolo perfetto per un film, un romanzo, forse una canzone di Jovanotti.

In Italia puoi (pressoché) fare di tutto, ma non toccare la famiglia. Una storia che appassiona. Con tutte le carte in regola per essere debitamente divisiva. Fatale che, come un condor, ci si sia buttata pure la politica (come si dice in casi come questo: “to be continued”…non ce ne libereremo presto).
Quello che i bambini non dicono… Certo, la vita nei boschi è deprecabile, “chissà con quali tare verranno su quei figli” È vero.

Intanto, il fatto di non essere dotati di una televisione, li mette sufficientemente al riparo dal lavaggio del cervello.

Certo, cresceranno senza sapere esattamente chi sia l'avvocato Lovati, così come tutta l'epopea di Garlasco, certo, cresceranno senza sapere che i loro (quasi) coetanei vanno in giro, di notte, per le città, con dei coltelli in tasca (loro sì, spesso, figli di “famiglie per bene”) propensi a farne uso su coetanei inermi. Certo, cresceranno senza conoscere il Trap (non l'allenatore) ma quel genere di musica che esalta modelli di vita e di comportamento (in special modo verso l'altro sesso) da surclassare il più radicale degli ayatollah,

Nulla sapranno delle narrazioni fantasiose dei maggiori network inneggianti a gesta di bande criminali che è così necessario ricordare (e dei fatturati conseguenti che ne derivano). Cresceranno all'oscuro della sorte dei loro coetanei in territori contesi con le armi, in più punti del globo terracqueo. Verranno privati dall'ebbrezza di riempirsi la casa di stronzate, acquistate online su siti dedicati, prodotte dall'altro capo del mondo e che concorrono (nel loro piccolo) ad inquinare l'atmosfera con i gas di scarico delle navi o aerei, necessari a portarglierli a domicilio (posto che il corriere non lo consideri “consegna in località disagiata” e li costringa ad andare a ritirarli in un fermo deposito nei pressi).

Insomma, verranno privati di tutta quella cura et attenzione che la società “che non vive nei boschi” riserva ai loro coetanei, concedendogli di rincoglionirsi per ore sugli schermi di uno smartphone o una PlayStation, o a respirare insieme l'affanno e le preoccupazioni dei genitori per il mutuo, per le bollette, per il traffico, per lo stress che li assorbe ed inquina il modo di rapportarsi a loro, facendo scempio del tempo a disposizione, invece di dedicarlo ad attività così inutili come, metti, a passeggiare nel bosco, riconoscere un albero dalla forma delle sue foglie o un animale dalle tracce impresse nel terreno o a perdersi a guardare un paesaggio, allenando le diottrie a guardare oltre il proprio “block” (isolato di cemento urbano).

E tutto questo, oggettivamente, è davvero un crimine al quale è necessario che la Società ponga presto un rimedio.

A breve, la Società che fagocita tutto, c'è da scommetterci, gli dedicherà una Serie. Questa vicenda ha tutte le carte in regola, perché abbia magari pure successo.
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