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Diritti Negati

Bambini di carta: promesse politiche e diritti negletti

Accanto ai casi più gravi di maltrattamento, abbandono e violenza, esiste anche una dimensione meno estrema ma diffusa

Bambini di carta

Immagine di repertorio

Nel dibattito pubblico i bambini vengono spesso indicati come una priorità, ma nella pratica non sempre risultano tutelati in modo coerente e continuativo. Accanto ai casi più gravi di maltrattamento, abbandono e violenza, esiste anche una dimensione meno estrema ma diffusa, legata alla progressiva riduzione della loro condizione di soggetti protetti.

Secondo questa lettura, in molti contesti i minori vengono trattati principalmente come numeri statistici o come target di consumo, con una presenza costante di prodotti e messaggi rivolti all’acquisto: abbigliamento, giocattoli, merendine, videogiochi. A livello politico, invece, l’attenzione verso l’infanzia viene spesso richiamata in modo formale, senza che ciò si traduca in un sistema di garanzie effettive e uniforme.

Uno dei punti critici riguarda la scuola. Da un lato, viene proposta un’immagine di istituzione capace di accogliere e sostenere tutti, con particolare attenzione ai più fragili. Dall’altro, vengono evidenziate difficoltà organizzative, percorsi formativi frammentati, riduzione delle risorse e sistemi sempre più complessi e orientati a logiche gestionali.

Il tema centrale, però, è quello dei diritti, spesso richiamati a livello simbolico ma non sempre applicati in modo completo. L’UNICEF sottolinea che i diritti dell’infanzia devono essere considerati come un insieme indivisibile, da attuare integralmente. Un esempio citato riguarda i minori in condizione di irregolarità amministrativa: lo Stato riconosce e garantisce loro il diritto all’istruzione, consentendone l’accesso alla scuola, ma la normativa permette a Regioni e Comuni di limitare altri servizi, come l’accesso alla mensa scolastica.

Secondo questa impostazione, si tratta di una contraddizione che produce disuguaglianze concrete, incidendo soprattutto sui bambini che vivono in condizioni di povertà e di marginalità. Una situazione definita “formale” perché riguarda lo status amministrativo, ma che ha effetti reali e visibili sulla vita quotidiana dei minori.

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