Il 2025 si è chiuso come un anno complesso per la grande distribuzione organizzata, segnato dal calo dei volumi di vendita e da margini sempre più compressi. In vista del 2026, il settore è chiamato a rivedere modelli e strategie, puntando sul contenimento dei costi e sulla ricerca di nuove fonti di ricavo, in particolare nell’area dei servizi.
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In questo contesto si inserisce la riflessione avviata da Coop, che valuta la possibilità di chiudere i supermercati la domenica, ipotizzando un ritorno a sei giorni di apertura settimanale. La proposta nasce all’interno di Ancc-Coop, l’associazione che rappresenta 72 cooperative di consumatori, con oltre 2.200 punti vendita, 57 mila dipendenti e ricavi pari a 16,4 miliardi di euro nel 2024.
L’ipotesi punta ad avviare un confronto con le altre realtà della grande distribuzione, in particolare con Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna, per verificare la possibilità di una scelta condivisa a livello di sistema. Le aperture domenicali e festive erano state introdotte dal decreto “Salva Italia” e oggi vengono rimesse in discussione alla luce delle nuove condizioni economiche e sociali.
La chiusura domenicale consentirebbe innanzitutto di ridurre il costo del lavoro, considerando che la maggiorazione salariale prevista per la domenica è pari ad almeno il 30%. Secondo le stime dell’Ufficio studi Coop, un recupero di produttività ed efficienza per l’intero comparto della Gdo potrebbe valere tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro. Le risorse risparmiate potrebbero essere reinvestite in promozioni e in un miglior equilibrio tra tempi di lavoro e vita privata dei dipendenti. Le analisi interne indicano inoltre che una parte degli acquisti si redistribuirebbe sugli altri giorni della settimana e che circa un italiano su tre non fa la spesa la domenica.
Il dibattito si inserisce in un quadro di consumi ancora deboli. Le indagini dell’Ufficio studi Coop, realizzate a dicembre anche in collaborazione con Nomisma, delineano un 2026 caratterizzato da una forte attenzione alle spese di prima necessità. Cresce il peso di utenze, bollette, salute e generi alimentari, mentre le famiglie orientano le scelte verso prodotti percepiti come più sani, con maggiore presenza di ortofrutta e pesce e una riduzione di carni rosse e salumi.
Sul fronte della distribuzione, è atteso un rafforzamento dei prodotti a marchio del distributore, mentre la crescita dei discount potrebbe rallentare. La maggioranza degli italiani prevede una spesa alimentare stabile o in lieve aumento, a fronte di una riduzione dei consumi fuori casa e di un maggiore ricorso al delivery. Nel largo consumo confezionato, le prospettive restano prudenti, con una crescita a valore limitata e volumi ancora in calo.