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Richiesta di archiviazione

"Sotto il seno non è zona erogena": richiesta l’archiviazione della denuncia

Secondo la Procura di Biella le condotte contestate al 51enne responsabile di reparto non sarebbero sufficientemente definite e la denuncia sarebbe stata presentata tardivamente

«Sotto il seno non è zona erogena»: la procura chiede l’archiviazione per il caso di Biella

La Procura di Biella ha chiesto l’archiviazione della denuncia per violenza e molestia sessuale presentata da una lavoratrice contro un 51enne responsabile di reparto in un’azienda tessile di Valdilana. Tutte le avances furono respinte. Nella richiesta firmata dal pm, al vaglio del gip, si legge che le condotte descritte non sarebbero sufficientemente circostanziate e, per la contestazione dei maltrattamenti, l’ambiente di lavoro non rientrerebbe nei casi previsti dalla norma.


Secondo la querela, la dipendente (26 anni di anzianità) si sarebbe ritenuta vittima dal 2013 di approcci respinti, atteggiamenti confidenziali, battute a sfondo sessuale e richieste esplicite quali "me la dai?", "mi pensi durante i fine settimana", "devi dirmi con chi esci". La donna ha riferito anche episodi di contatti fisici, dallo sfioramento del fondoschiena a palpeggiamenti. Dopo il rientro post Covid, avrebbe denunciato un gesto definito "osceno e sessualmente esplicito": l’uomo si sarebbe abbassato i pantaloni con la scusa di mostrare un’ernia, restando in mutande. Questo episodio, riportato nella querela, non compare nella motivazione della richiesta di archiviazione depositata al gip. Resta dunque estraneo al perimetro argomentativo con cui la procura ha chiesto lo stop del procedimento.

Per la procura, la narrazione degli episodi non è "sufficientemente precisa". In particolare, non sarebbe chiaro se alcuni toccamenti siano avvenuti "sul seno", ritenuto zona erogena, oppure "immediatamente sotto", che non lo sarebbe; una distinzione che inciderebbe sulla qualificazione penale dell’atto. Anche i riferimenti ai contatti sul fondoschiena, secondo il pm, non avrebbero contorni adeguatamente definiti tra "sfioramenti" e "appoggi lascivi". Quanto all’ipotesi di maltrattamenti, la richiesta sostiene che un luogo di lavoro, in questo caso un’azienda con circa 40 dipendenti, non è equiparabile a un contesto familiare o parafamiliare cui è destinata la norma specifica.

Tra le ragioni della richiesta di archiviazione, la Procura evidenzia la tardività della querela, presentata nel luglio 2024 dopo le dimissioni di marzo, per fatti risalenti a un periodo precedente alla cessazione del rapporto di lavoro. La donna ha spiegato di non aver denunciato prima per il timore di perdere l’unica fonte di reddito, soprattutto dopo l’infortunio sul lavoro del marzo 2017 e la diagnosi di sclerosi multipla nel giugno successivo, che l’avevano costretta a lunghi periodi di inattività e a un cambio di mansioni. È in questa fase che, secondo il suo racconto, sarebbero iniziati il divieto di interagire con i colleghi e un controllo costante sulla sua vita privata.



A incidere è anche la mancanza di riscontri testimoniali, oltre al racconto della donna, in grado di descrivere con precisione il comportamento del superiore. L’unica conferma arriva da un’altra dipendente che, ascoltata nel settembre 2024, ha riferito che l’uomo avrebbe preso di mira la vittima, avanzando richieste e mostrando atteggiamenti che andavano oltre l’ambito professionale. Dichiarazioni che, però, sono state ritenute generiche e prive di una collocazione temporale e spaziale definita.

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