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Il caso

Lo spazio concesso agli estremisti, Questore e Prefetto ne prendono atto «Ma la decisione è solo dell’Ateneo»

Oggi l'assemblea di Askatasuna e centri sociali nelle aule dell'università pubblica

Lo spazio concesso agli estremisti, Questore e Prefetto ne prendono atto «Ma la decisione è solo dell’Ateneo»

La scelta spetta all’opinione pubblica. Saranno i torinesi a farsi un’idea sulla decisione dell’Università di Torino di concedere oggi un’aula del Campus Einaudi a una serie di collettivi studenteschi autonomi e radicali, considerati contigui al centro sociale Askatasuna. Tra i promotori dell’assemblea figurano CUA, Studenti indipendenti, Cambiare Rotta, FGC e il Coordinamento antifascista universitario. Al centro dell’incontro c’è la preparazione della manifestazione antagonista annunciata per la fine del mese. Una mobilitazione che Askatasuna sta organizzando chiamando a raccolta realtà affini da tutta Italia: centri sociali, ambienti antagonisti, anarchici e simpatizzanti. Nel mirino, da un lato, quella che viene definita la “repressione del governo Meloni”, dall’altro lo sgombero dello stabile di corso Regina Margherita 47, occupato per 29 anni e liberato lo scorso 18 dicembre Sulla vicenda interviene il prefetto di Torino, Donato Cafagna, che chiarisce i termini istituzionali della questione: «Le manifestazioni di carattere studentesco, se debitamente richieste, sono disciplinate dall’Università. Abbiamo ricevuto comunicazione dalla rettrice Cristina Prandi e ne abbiamo preso atto». Parallelamente, l’attenzione resta alta sul piano dell’ordine pubblico: «Valuteremo se sarà necessario adottare misure all’esterno dell’Ateneo, in particolare in relazione agli obiettivi sensibili dell’area, a cominciare proprio dall’edificio di corso Regina Margherita». Il nuovo questore di Torino, Massimo Gambino, sottolinea come l’assemblea sia stata formalmente richiesta e autorizzata: «È un’iniziativa presentata dai comitati studenteschi alla rettrice, che avrà fatto le sue valutazioni». Dal punto di vista operativo, la risposta è prudente ma netta: «Garantiremo una cornice di sicurezza attorno alle zone interessate. Per la manifestazione del 31 vedremo strada facendo: siamo ancora al 17, le situazioni possono evolvere in positivo o in negativo. Dopo l’assemblea valuteremo i prossimi passaggi. In ogni caso, noi ci saremo».

A esprimere preoccupazione sono anche i sindacati di polizia. In una nota ufficiale, il segretario generale del Siulp Torino, Eugenio Bravo, parla di «inevitabili perplessità» legate alla concessione degli spazi universitari a ridosso della mobilitazione di piazza annunciata. Bravo richiama le dichiarazioni della rettrice Prandi e del prorettore Cuniberti sul rispetto delle regole e della legalità, definendole «principi condivisibili», ma avverte che «dovranno essere confermati dai comportamenti». Secondo il Siulp, si tratta di gruppi che in passato «hanno spesso adottato modalità conflittuali, individuando sistematicamente un nemico politico e sociale», rappresentato in primo luogo dalle forze dell’ordine. «La libertà di espressione va tutelata - osserva Bravo - ma comporta anche responsabilità, soprattutto per chi ha già dimostrato di non rispettare le regole». Sul tema anche Luca Pantanella (Fsp Polizia di Stato) «Riteniamo inopportuna, anche se generata sicuramente da buone intenzioni, l’apertura della prorettrice dell’università di Torino a chi di fatto professa l’odio contro lo Stato e contro le istituzioni. Dare nuovo spazio a chi poco tempo fa’ ha occupato palazzo nuovo regalando ingenti danni alla collettività non può essere riammesso a benefici ed ospitalità come se nulla fosse accaduto. Ci auguriamo che lo spazio concesso non sia utilizzato per progettare ulteriori violenze nella prossima manifestazione del 31 Gennaio 2026».


Ma, prevedibilmente, lo scontro non è solo sul piano istituzionale: è anche e soprattutto politico. La concessione di spazi universitari – e scolastici – a realtà considerate vicine ad Askatasuna ha aperto un fronte durissimo con il centrodestra all’attacco e il centrosinistra che difende la linea del dialogo e dell’autonomia degli atenei.


Dal fronte di Fratelli d’Italia arrivano accuse pesanti. «Troviamo grave che in un luogo del sapere venga dato spazio a chi, anziché la ragione, rivendica la scarcerazione di chi usa la violenza contro lo Stato. Vale per il Campus ma anche per la scuola pubblica», afferma l’onorevole Augusta Montaruli.
Sulla stessa linea il vicecapogruppo di FdI in Regione Roberto Ravello, che parla di «una deriva istituzionale inaccettabile. Così si scivola dalla libertà di espressione alla tolleranza verso chi alimenta tensioni e disordine». In Consiglio comunale Ferrante De Benedictis (FdI), recrimina un “doppiopesismo”. «E’ giusto che l’università crei ponti, ma non con chi non riconosce le istituzioni». Per Fabrizio Ricca (Lega), la concessione dell’aula è semplicemente «follia pura». «Come Lega - aggiunge - siamo indignati per questa decisione e rimaniamo fermi sulle nostre posizioni: nessuno spazio per chi mette a rischio l’ordine pubblico e devasta le redazioni dei giornali».Di segno opposto le reazioni del centrosinistra. La capogruppo regionale di Avs Alice Ravinale respinge l’impostazione securitaria: «Per la destra è chiaro che Askatasuna e chiunque le graviti attorno siano criminali. Questo è falso, sia sul piano sociale che su quello giuridico. Non si può criminalizzare un intero mondo». Sulla stessa linea la consigliera regionale Pd Nadia Conticelli, che difende la scelta del confronto: «Il rettore ha fatto bene a cercare il dialogo. Il centrodestra non propone mai una prospettiva positiva per queste aree, ma solo una volontà di acuire il problema. Sostituire un’occupazione - su cui anche noi non siamo d’accordo - con la militarizzazione è deleterio e riversa disagio sul quartiere». Più articolata la posizione di Forza Italia, che pur mantenendo una linea di fermezza difende il principio dell’autonomia universitaria. «La richiesta di utilizzo dell’aula è arrivata da un collettivo studentesco, che ha diritto a farlo – afferma Marco Fontana, segretario cittadino FI - Ci aspettiamo che siano liberi di esprimersi. Se emergeranno problemi di ordine pubblico, la responsabilità sarà di chi organizza e occupa gli spazi».
Fontana sottolinea di confidare nella valutazione dell’ateneo: «Crediamo che la rettrice abbia ponderato la decisione. Se dovessero entrare persone esterne all’università o si superassero i limiti, le forze dell’ordine interverranno. Ma negare a priori uno spazio sarebbe un precedente pericoloso».

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