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CRONACA GIUDIZIARIA
17 Gennaio 2026 - 09:07
Foto di repertorio
Una famiglia condannata. Non un’organizzazione anonima, non un gruppo criminale lontano e indistinto, ma un nucleo familiare che, secondo l’accusa, ha fatto della tratta e dello sfruttamento della prostituzione un’attività stabile. Marito, moglie, i genitori di lui e una ex escort: tutti riconosciuti responsabili, a vario titolo, di aver reclutato donne in Brasile, portate in Italia e costrette a prostituirsi a Torino. Il 16 gennaio il tribunale ha pronunciato le sentenze. E ha disposto l’espulsione dal Paese al termine della pena. Il processo si è svolto a porte chiuse, con rito abbreviato. Il giudice ha condannato i due coniugi, entrambi 34enni, a nove anni e dieci mesi di carcere. Sette anni e nove mesi al padre dell’uomo, cinque anni e sei mesi alla madre. Sei anni, un mese e 27 giorni all’ex escort, figura indicata come parte attiva nella gestione dello sfruttamento. Le pene sono già ridotte di un terzo per la scelta del rito. Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Alberto Metallo, Francesca Caseri, Salvo Lo Greco, Paola Martinatto Maritano e Sergio Almondo. Tutti dovranno risarcire le vittime con provvisionali per circa 250 mila euro. Un primo ristoro, in attesa che il risarcimento complessivo venga definito in sede civile. I sostituti procuratori Valerio Longi e Roberto Furlan avevano contestato l’associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, aggravata dallo sfruttamento della prostituzione. L’inchiesta nasce nel 2024, dopo le segnalazioni dei familiari di alcune delle donne coinvolte. Gli agenti della Squadra Mobile hanno ricostruito i viaggi dal Brasile all’Italia di diverse persone, alcune delle quali transgender. In patria, le vittime venivano avvicinate con la promessa di un lavoro regolare come baby sitter o colf. Il biglietto aereo veniva acquistato dall’organizzazione. Una volta arrivate, il meccanismo si chiudeva. Le donne venivano informate dell’esistenza di un debito di 10 mila euro, attribuito alle spese di viaggio. Un debito da restituire con versamenti settimanali di 280 euro. I passaporti venivano ritirati. Le vittime alloggiate in un appartamento dove vivevano già altre persone, in condizioni di controllo costante. Da quel momento iniziava lo sfruttamento. Prostituzione quotidiana, soprattutto nelle ore serali e notturne. Incassi consegnati integralmente ogni giorno. Nessuna autonomia, nessuna possibilità di scelta. All’interno di questo sistema, l’ex escort avrebbe svolto un ruolo operativo: forniva abiti, trucchi e preservativi, indicava i prezzi, spiegava le regole. Un contributo ritenuto determinante per il funzionamento dell’intero impianto. Prima della sentenza, i due coniugi hanno reso dichiarazioni spontanee. Lei ha negato di essere una criminale e ha parlato della sofferenza della detenzione. Lui, in portoghese, ha fatto riferimento ai figli e a un futuro migliore.
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