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Delitto di Arce
20 Gennaio 2026 - 15:30
Durante l’udienza odierna del processo di Appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, Marco Mottola ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma, ribadendo con forza la propria estraneità ai fatti contestati.
“Sono innocente, così come lo sono gli altri imputati. Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone”, ha dichiarato l’uomo, uno dei tre accusati insieme ai genitori, Franco e Annamaria Mottola, rispettivamente ex comandante della caserma di Arce e sua consorte.
Mottola, 38 anni, ha contestato l’ipotesi secondo cui avrebbe spinto Serena contro la porta della caserma, definendola “falsa” e dannosa per la sua vita. Il nuovo appello arriva dopo che la Cassazione ha annullato l’assoluzione pronunciata nel secondo grado del primo processo.
L’imputato ha sottolineato di non aver mai avuto alcun tipo di rapporto sentimentale o sessuale con la giovane, smentendo categoricamente l’esistenza di conflitti tra loro. “Non ho mai litigato con Serena né avuto relazioni con lei”, ha affermato, cercando di ricostruire la propria versione dei fatti del 1° giugno 2001, giorno della scomparsa della ragazza.
Mottola ha ricordato di essere uscito dalla sua stanza solo più tardi quella mattina e di aver parlato con l’amico Davide Bove, senza incontrare alcuno in caserma. Ha anche negato di essere stato al bar Chioppetelle, contraddicendo alcune ipotesi investigative e testimonianze precedenti.
L’imputato ha inoltre respinto le dichiarazioni di Luciano Tuzi, il carabiniere poi suicidatosi, che in passato aveva affermato di aver visto Serena in caserma. “Tuzi ha inventato una menzogna nei miei confronti”, ha sostenuto Mottola, aggiungendo che il militare aveva “qualcosa da nascondere”.
Secondo Mottola, Tuzi avrebbe ritrattato più volte le sue affermazioni, rendendo impossibile un confronto diretto. L’uomo ha dichiarato di non essere mai stato a conoscenza della porta rotta della caserma, informazione che avrebbe appreso soltanto il 28 marzo 2008 dal padre.
Durante l’udienza è stata sentita anche Annarita Torriero, ex compagna di Tuzi, che ha confermato di non aver mai visto Serena dentro la caserma. “A volte la incrociavo sulla strada o nel cortile, ma mai all’interno dell’edificio”, ha raccontato, descrivendo gli incontri occasionali della ragazza con amici davanti al cancello della caserma.
Torriero ha inoltre ricordato i rapporti di amicizia tra Tuzi e altri militari, come Suprano e Malnati, e gli strani comportamenti di Tuzi nei pressi di Fonte Cupa, dove fu ritrovato il corpo di Serena due giorni dopo la scomparsa, legato e con una busta di plastica sulla testa.
Anche le testimonianze raccolte durante il primo processo d’appello confermano versioni contrastanti. Sonia De Fonseca, vicina di casa di Torriero, aveva riferito di aver visto Serena il giorno della scomparsa in caserma, ma i ricordi diretti dei protagonisti rimangono incerti e frammentari.
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