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Sanità

Il padre dona due dei suoi organi per salvare la figlia: è la prima volta in Italia

Un intervento straordinario per una bambina di 7 anni: rene e fegato trapiantati in un’unica operazione

Il padre dona due dei suoi organi per salvare la figlia: è la prima volta in Italia

Un gesto di amore straordinario ha permesso a una bambina di 7 anni di tornare a vivere senza limitazioni. All’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, un uomo di 37 anni ha donato in simultanea un rene e una parte del fegato alla figlia, realizzando così il primo trapianto combinato da donatore vivente mai eseguito in Italia. L’intervento, durato 18 ore, si è concluso con successo e padre e figlia sono stati dimessi il 19 gennaio.

La piccola, di origine serba, soffriva di una malattia genetica rara che comprometteva fegato e reni, costringendola a sottoporsi alla dialisi fin dall’età di 4 anni. Prima del trapianto, le sue giornate erano scandite da sedute di dialisi domiciliari di 13-18 ore, integrate poi da emodialisi a giorni alterni, che limitavano fortemente i suoi movimenti. La progressiva cirrosi epatica rendeva impossibile eseguire un trapianto renale singolo.

“Vederla finalmente giocare, sorridere e mangiare con gusto è una gioia immensa – racconta il papà di Sofija –. Prima si stancava subito, interrompendo il gioco per riposarsi. Ora è un bambino come tutti gli altri, pieno di energia e senza cateteri per la dialisi. Finalmente potrà frequentare la scuola spensierata.”

Il percorso verso il trapianto

Il trapianto da donatore vivente in Italia richiede un iter molto rigoroso: la coppia donatore-ricevente viene sottoposta a valutazioni approfondite, seguite dall’approvazione della Commissione Regionale di Parte Terza e dal nulla osta della Procura di Bergamo. La famiglia è arrivata a Bergamo a ottobre per preparare l’intervento, e il caso è stato discusso da un’équipe multidisciplinare che ha valutato i rischi e i benefici per entrambi.

Nel caso della bambina, trapiantare simultaneamente fegato e rene ha offerto vantaggi significativi: le avrebbe evitato un lungo periodo di dialisi dopo un eventuale trapianto singolo, e il padre non avrebbe dovuto sottoporsi a un secondo intervento in anestesia generale.

L’intervento chirurgico

L’operazione è iniziata alle 9:30 del 18 dicembre e si è conclusa alle 3:37 della notte successiva, coinvolgendo due sale operatorie e una squadra di 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche. Il prelievo degli organi dal padre è stato condotto da Stefania Camagni, Annalisa Amaduzzi, Flavia Neri e Martina Sala, mentre l’anestesia era gestita da Andrea Minini, Giusi Starita e Anna Zeduri. Il trapianto di fegato alla bambina è stato eseguito da Domenico Pinelli e Marco Zambelli, seguito dal trapianto renale a cura di Annalisa Amaduzzi e Flavia Neri, con supporto anestesiologico di Emanuele Capaccio, Carlo Pirola, Emanuela Cadei e Alberto Benigni. L’assistenza infermieristica e di sala operatoria è stata coordinata da Corrado Colombo.

Un gesto di amore senza precedenti

“Abbiamo deciso di donare quando i medici ci hanno detto che sarebbe iniziata la dialisi – racconta il padre –. Abbiamo pregato Dio per ricevere aiuto e i medici di Bergamo hanno fatto il lavoro più grande. Noi abbiamo semplicemente fatto ciò che ogni genitore farebbe per la propria figlia.”

Prima di questo intervento, in Italia non esistevano precedenti di trapianti combinati da vivente; solo pochi casi sono documentati in altri Paesi europei. Ora, la bambina continuerà a Bergamo i controlli post-operatori, ma potrà condurre una vita normale e piena di attività come i suoi coetanei.

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