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Al 118 di Torino arrivano 1200 chiamate al giorno: «Ma mancano medici e infermieri»

Nel 2025 che sta per terminare gli interventi sono stati 260mila. Ecco come funziona la Centrale operativa

La Centrale operativa del 118 di Torino

La Centrale operativa del 118 di Torino

In via Sabaudia arrivano più di mille chiamate al giorno, 1200 per la precisione. E gli interventi quest’anno sono stati 260mila. La Centrale operativa del 118 a Torino è la più grande del Piemonte. Ci lavorano 193 infermieri e il capoluogo gestisce più della metà degli interventi delle altre tre centrali regionali messe assieme (Alessandria, Cuneo e Novara). E’ qui, ai confini tra Torino e Grugliasco, che il 118 di Azienda zero svolge la sua attività quotidiana.

Un’attività che nel 2025 ha visto pervenire, ogni giorno, una media appunto di 1200 chiamate ai centralini. «Telefonate che - precisa Roberto Gioachin, direttore della Centrale operativa - non generano in automatico 1200 interventi, perché c’è un filtro anche da parte del personale infermieristico. Alcune telefonate, circa 250-300, possono essere risolte con dei consigli telefonici dati all’utente dagli infermieri. Un esempio? Gli infermieri possono dare indicazioni su manovre “salvavita”, come un massaggio cardiaco, da fare in attesa dell’arrivo dell’ambulanza». Dunque c’è un filtro, per far sì che il personale non venga troppo sovraccaricato. Eppure gli interventi ci sono eccome e sono sempre tantissimi. Spiega ancora Gioachin: «Quest’anno ne abbiamo avuti 260mila, un migliaio in più dello scorso anno. Il 70% sono codici verdi, il restante 30% codici gialli e rossi. Dei 260mila interventi, il 77% è effettuato dalle ambulanze di base, il 23% da quelle avanzate».

C’è però un problema: la carenza di personale. A mancare sono circa 30 medici e 20 infermieri. Motivi? Calo delle “vocazioni”, anche a causa dei salari non proprio altissimi se rapportati al super-lavoro. «Nell’ultimo corso per l’abilitazione territoriale per quanto riguarda i medici c’è stato un calo del 60%», spiega Gioachin. A “tamponare”, da due anni, grazie alla collaborazione con le aziende ospedaliere, ci sono gli anestesisti e i medici di urgenza. La centrale di Torino, oggi, è sostanzialmente divisa in due aree: il nucleo di valutazione e il nucleo di missione. Nel primo ci sono cinque infermieri, nel secondo quattro più il tecnico del Soccorso alpino. Sempre nel nucleo di missione vengono gestiti anche i quattro elicotteri in dotazione alla Regione. Tra i due nuclei, in mezzo, c’è la postazione dei medici, che gestisce la parte relativa ai trapianti e l’invio delle ambulanze neonatali. Le chiamate, appunto, sono tantissime. Se ne arrivano 850 è una giornata “tranquilla”, ma spesso il telefono squilla più di mille volte in 24 ore. Uno schermo mostra le ambulanze che vengono mandate nei vari ospedali, un’altra schermata fotografa l’andamento delle telefonate nell’arco delle 24 ore.

In una giornata di fine anno, intorno alle 11 del mattino gli interventi in corso sono 61, di cui 43 codici verdi, 16 gialli e due bianchi. Non c’è tempo per una distrazione, i telefoni sono bollenti. «118... ok, quanti anni ha signora? Sessantuno. Non si sente bene a causa di un lutto?», «118... ha febbre e dolore alle gambe? Ok, le inviamo un’ambulanza per portarla al pronto soccorso». E sono solo due esempi delle tantissime chiamate che arrivano.

Per quanto riguarda la flotta delle ambulanze, degli 89 mezzi a disposizione dalla Regione Piemonte, 29 sono in dotazione alla Centrale operativa di Torino. Parliamo di ambulanze avanzate, a cui si aggiungono 37 mezzi di base più 106 cosiddette “estemporanee”.

C’è poi una sala speciale, quella delle maxi-emergenze. Viene usata solo ed esclusivamente quando il numero delle risorse che richiede l’evento supera l’ordinario. «Gli ultimi due fatti in cui l’abbiamo utilizzata - racconta Roberto Gioachin - sono stati nel 2017 dopo gli incidenti in piazza San Carlo e nel 2018 dopo il deragliamento del treno a Caluso». Due episodi di cronaca che hanno segnato la storia recente di Torino e della provincia: il primo, il 3 giugno 2017, la sera della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, con la morte di tre persone e il ferimento di altre 1600; la seconda circostanza è l’incidente ferroviario del convoglio regionale Torino-Ivrea 10027, il 30 maggio 2018, in frazione Arè, che aveva provocato due morti e 18 feriti. Dopo quel fatto, la sala non è mai più stata adoperata. Era stata messa in pre-allerta il 30 giugno, la notte dell’esplosione nel palazzo di via Nizza.

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