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CRONACA GIUDIZIARIA

Processo Sovrano, il secondo round «Sono un’associazione a delinquere»

Un lungo lavoro di ricostruzione storica delle dinamiche di piazza a Torino e in Val di Susa

Processo Sovrano, il secondo round «Sono un’associazione a delinquere»

Riprende oggi il processo «Sovrano» davanti alla Corte d’Appello di Torino. Si apre il secondo grado di giudizio dopo la sentenza del 31 marzo 2025. Si tratta di una fase decisiva del procedimento, che torna in aula dopo la pronuncia di primo grado con cui i giudici hanno escluso la configurabilità del reato di associazione a delinquere, ridimensionando in modo significativo l’impianto accusatorio della Procura.

Al centro del processo resta il tentativo dell’accusa di ricondurre una pluralità di episodi, avvenuti in contesti e anni diversi, a un unico disegno organizzato. Secondo questa impostazione, gli imputati avrebbero «promosso, costituito, organizzato e partecipato» a un’associazione ritenuta operativa dal 2009 e tuttora permanente, capace di comprendere una serie di condotte legate alle mobilitazioni No Tav e ad altri contesti di piazza torinesi, tra cui lo Spazio Popolare Neruda e il centro sociale Askatasuna.
La sentenza di primo grado ha però escluso la sussistenza di una struttura criminale stabile, negando l’esistenza del vincolo associativo e ricondicendo i fatti a una dimensione di azione collettiva e politica, non assimilabile a un’organizzazione finalizzata alla commissione di reati. Secondo i giudici non sarebbero emersi elementi sufficienti a sostenere l’ipotesi di nuclei clandestini o di una regia unitaria in grado di coordinare nel tempo le diverse manifestazioni del conflitto sociale. Le indagini, sviluppate tra il 2019 e il 2021, un lungo lavoro di ricostruzione storica delle dinamiche di piazza a Torino e in Val di Susa. In aula, nel corso del primo grado, è stato riferito come gli investigatori abbiano analizzato episodi che vanno dalle proteste del 2009 in occasione del G8 universitario fino alle mobilitazioni del 2011 in Val Susa, considerate dall’accusa come momenti originari di una continuità successiva.
Nel corso del dibattimento, la Procura ha sostenuto che una parte delle contestazioni debba essere letta come l’attuazione di un programma di conflitto costante con le forze dell’ordine, inserito in una cornice unitaria. Per la tesi della Procura, tra le «azioni di esecuzione del programma» rientrerebbero manifestazioni in città di varia natura, cortei del Primo Maggio con le tensioni attorno allo «spezzone sociale», scontri all’interno dell’università con le fazioni di estrema destra e, soprattutto, le marce e gli attacchi al cantiere Tav. Un quadro che, sempre per l’accusa, sarebbe riconducibile a un programma incentrato sul «portare avanti la lotta violenta, mantenendo alta la tensione con le forze dell’ordine, viste come la “prima linea” dello Stato da combattere».
Nel dibattimento viene inoltre richiamata la posizione dei militanti del centro sociale, che - secondo quanto emerso in aula - non avrebbero mai nascosto, nemmeno in sede processuale, una concezione del conflitto che contempla anche l’uso della forza in determinate dinamiche di piazza.

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