La 29esima edizione della Deloitte Football Money League certifica un nuovo apice per il calcio d’élite nella stagione 2024/25: i primi 20 club sommano 12,4 miliardi di euro, +11% sugli 11,2 miliardi precedenti. Per la prima volta il flusso commerciale diventa il motore principale, superando la soglia dei 5 miliardi, mentre matchday e diritti tv toccano comunque livelli record. Ma non certo per le italiane: la Juventus è solo sedicesima, battuta anche dall'Inter.
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I NUMERI DEL RECORD Ricavi da partita a 2,4 miliardi (+16%),
diritti televisivi a 4,7 miliardi (38% del totale),
commerciale a 5,3 miliardi. La
crescita è trasversale e suggerisce un modello che valorizza ogni momento di contatto con il tifoso, oltre il novantesimo.
IL NUOVO BARICENTRO COMMERCIALE La componente
commerciale è la prima voce a superare i
5 miliardi e, per il terzo anno, la più rilevante: media di 265 milioni per
club, spinta da
retail,
sponsorizzazioni e sfruttamento degli
stadi anche nei giorni senza gara. Gli impianti si trasformano in hub multifunzionali: birrifici, ristoranti, hotel, aree eventi. Il
club come marchio d’intrattenimento, non solo squadra.
DIRITTI TV IN CHIAROSCURO I
diritti televisivi crescono del 10% nel 2024/25 e restano vitali, specie per i
club dall’11° al 20° posto (pesano il 49% del fatturato, contro circa un terzo nella top ten). Decisivo l’ampliamento della Fifa
Club World Cup: dieci
club della Money League coinvolti e +17% dei ricavi tv. Incide anche l’espansione delle tre competizioni maschili Uefa: fondi distribuibili a 3,3 miliardi (da 2,7 nel 2023/24).
LA VARIABILE CALENDARIO E IL BENESSERE DEI CALCIATORI Il conto della
crescita è un calendario più fitto: 57 partite competitive in media, contro 51 l’anno prima. Un carico che alimenta il dibattito sulla
sostenibilità fisica e sportiva del sistema.
REAL MADRID FUORICLASSE DEI RICAVI Il
Real Madrid resta capofila assoluto: dopo il primo miliardo del 2023/24, aggiorna il primato a quasi 1,2 miliardi e rimane l’unico sopra questa soglia.
Commerciale a 594 milioni (+23%),
matchday a 233 milioni (-6%), pur sempre il secondo dato più alto mai visto nella Money League.
LA TOP FOUR SENZA INGLESI Per la prima volta in 29 anni, nessun
club inglese nelle prime quattro posizioni: guidano
Real Madrid,
Barcellona,
Bayern Monaco e
Paris Saint‑Germain. Il
Liverpool è quinto; il
Manchester City sesto. Scivola l’
Manchester United all’ottavo posto, complice il calo dei ricavi tv da 258 a 206 milioni.
ITALIA, LEADERSHIP LONTANA MA SEGNALI DI SPINTA Nessuna italiana in top ten: l’
Inter è 11ª con 537,5 milioni (in forte aumento dai 391 milioni), il
Milan 15° con 410,4 milioni, la
Juventus 16ª con 401,7 milioni. Competitività internazionale e monetizzazione dello
stadio restano i fronti più strategici.
IL BOOM DEL CALCIO FEMMINILE (E LE SUE FRAGILITÀ) I ricavi cumulati dei primi 15
club femminili toccano 158 milioni (+35%), media per
club oltre i 10 milioni. Prime tre distaccate:
Arsenal Women (25,6),
Chelsea Women (25,4),
Barcellona Femení (22). L’
Inter Women entra al 15° posto con 3 milioni. Il
commerciale vale il 72% del totale;
matchday a 1,5 milioni medi; i
diritti tv scendono al 13% nonostante il nuovo accordo Uefa–
Disney+ da
12 milioni annui dal 2025/26.
Crescita robusta ma con basi ancora sbilanciate.
TRA CRESCITA E SOSTENIBILITÀ
La
Money League 2026 fotografa un settore in piena metamorfosi: diversificazione delle entrate, sfruttamento degli asset e format competitivi ampliati spingono i ricavi e rafforzano i grandi marchi globali. Resta però la domanda chiave: quanto può crescere l’intrattenimento senza compromettere l’essenza sportiva e la salute dei protagonisti?